Stimatissimi, benritrovati.E' con piacere che vi diamo il benvenuto nel 2011 e lo facciamo con un interessante articolo a proposito di corrente del golfo e disastro BP.
Abbiamo avuto infatti il piacere di scambiare un paio di email con Gianluigi Zangari, fisico teorico in forza ai Laboratori Nazionali di Frascati dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), l'autore del documento che fece più volte il giro del mondo (ne parlammo anche noi qui: corrente del golfo a rischio interruzione) sull'impatto del disastro BP sulla corrente del golfo.
Risultava infatti dalle analisi di allora che l'immissione di petrolio, gas e corexit in quantità massive nel Golfo del Messico aveva non solo distrutto la vita marina nell'area, ma aveva anche seriamente compromesso la loop current, che è una delle correnti che contribuiscono alla formazione della Corrente del Golfo, quella corrente che assicura clima mite in europa ed evita che l'intero nostro continente sia coperto dai ghiacci.
Dello studio si parlo' molto poco in Italia, gli affezionatissimi ne colsero in pieno la portata, i commenti furono numerosi e la discussione, come sempre, di ampio respiro strategico e di altissima qualità.
Le conclusioni erano che, essendo la circolazione oceanica un complesso sistema non-lineare, le conseguenze del disastro BP sarebbero state imprevedibili.
Oggi vi proponiamo un aggiornamento con il nuovo articolo di Gianluigi Zangari, apparso su un media russo e da noi tradotto, che analizza la presenza di clorofilla nelle acque del Golfo negli ultimi 20 anni. E giunge a conclusioni poco gradevoli, ma indubbiamente Vere, e questo è cio' che conta.
La vita marina a rischio nel Golfo del Messico potrebbe avere conseguenze sulle correnti oceaniche
di Gianluigi Zangari, Frascati National Laboratories (LNF) - National Institute of Nuclear Physics (INFN)
Abstract: Prove evidenti dal satellite mostrano una drastica riduzione della concentrazione della clorofilla nel Golfo del Messico, che potrebbe avere un serio impatto sull'intero ecosistema e circolazione oceanica. Poichè è ben nota la correlazione tra le dinamiche oceaniche e la biologia (per esempio, l'abbondanza del fitoplancton), la riduzione della concentrazione della clorofilla potrebbe avere serie conseguenze sulla circolazione (dell'acqua, ovvero le correnti, NDFC) del Golfo, fino alla Corrente del Golfo. Questo potrebbe rappresentare ulteriore prova dell'impatto ambientale causato dal disastro BP e dai successivi interventi umani.
L'importanza della clorofilla come parametro della qualità dell'acqua è ben nota: la misura della sua concentrazione e distribuzione è uno dei modi migliori per monitorare la flora microscopica (fitoplancton e/o alghe) che gioca un ruolo vitale nella vita dell'oceano in quanto base della catena alimentare.
Le acque con un'alta concentrazione di clorofilla solo solitamente ricche di nutrienti, e consentono la sopravvivenza e l'evoluzione della vita. Quando la distribuzione della flora precipita e muore in conseguenza di modifiche dell'ambiente, abbatte i livelli di ossigeno disciolto: questa è una delle cause primarie della moria di massa dei pesci, come è stato ampiamente riportato dai media in questi ultimi mesi riguardo la situazione nel Golfo del Messico.
Potrebbe essere una prova evidente dell'effetto dell'inquinamento generato dall'intervento umano.
Dall'incidente della piattaforma petrolifera della BP e dalla successiva immissione di differenti sostanze chimiche nell'ecosistema del Golfo, i dati satellitari hanno mostrato prova evidente di una drastica riduzione della concentrazione della clorofilla (milligrammi per metro cubo) nel Golfo del Messico di approssimativamente un fattore di 100, ad una prima analisi, anche se ulteriori studi saranno necessari per confermare questo dato.
Come viene mostrato nelle seguenti immagini satellitari (in questo studio sono state esaminate le immagini corrispondenti fino a 20 anni fa, ma a causa della mancanza di spazio includiamo sotto le immagini degli ultimi 5 anni), questa osservazione non sembra essere nè un fenomeno stagionale, nè un fenomeno atteso.
L'incidente e i successivi interventi umani hanno causato una irreparabile alterazione dell'intero ecosistema del Golfo, che oggi sembra un nuovo sistema biofisico artificiale, differente dal sistema naturale che esisteva in precedenza.
Le immagini


Novembre su novembre, anno dopo anno, ultimi 5 anni




Dicembre su dicembre (salvo 2010), ultimi 5 anni


Come ogni altro sistema complesso, potremmo descrivere il Golfo come un gigantesco organismo vivente, le cui parti, vita e dinamiche sono così fortemente collegate ed interconnesse al punto che ogni elemento non puo' essere disgiunto [dagli altri, NDFC].
Effettivamente una forte correlazione tra dinamica dell'oceano e biologia (es. l'abbondanza del fitoplancton) è ben nota e ogni ricerca e modello lo dimostrano in sistemi diversi dal Golfo del Messico(1).
In particolare, nessuno puo' anticipare l'impatto sulla Corrente del Golfo, le cui dinamiche ed attività sono fortemente correlate ed dipendenti dal sistema del Golfo, come ho già affermato nel mio precedente lavoro (2)
A mio avviso, potrebbe essere molto difficile, se non impossibile, che lo stato naturale del Golfo venga ripristinato com'era prima dell'incidente.
Riferimenti:
1. N. Lovendusky and N. Gruber “Impact of the Southern Annular Mode on Southern Ocean circulation and biology”, Geophysical Research Letters, Vol. 32, L11603, 2005;
2. G. Zangari, “Risk of Global Climate Change by BP Oil Spill”, 2010, Associazione Nazionale di Geofisica–National Geophysical Association. [Si veda anche il nostro Corrente del golfo in via di interruzione? , NDFC]
3. http://www.myocean.eu.org
4. http://oceancolor.gsfc.nasa.gov
5. G. Zangari patent n. 9903198/1999
Riconoscimenti:
Saluti felici
Felice Capretta





