venerdì 27 febbraio 2009

Deflazione in Europa - PIL in ribasso negli USA - Borse giù

Oggi le notizie vere fioccano e di conseguenza le borse crollano.

Questo è un estratto dele borse europee - il rosso indica ribasso.

Prossimi alla deflazione in zona Euro

PIL crollato a -6,2% nel quarto trimestre 2008 negli USA

Ci informa Swissinfo che sono stati resi noti da Eurostat i dati dell’inflazione nei sedici paesi dell’unione.

Il dato non è confortante: l'inflazione scende all'1,1% a gennaio come proiezione annua, contro l’1,6 del dicembre scorso e il 3,2% del gennaio 2008.

Il dato dimostra, qualora qualcuno non se ne fosse ancora accorto, che l’economia sta rallentando.

Come anticipavamo nella trilogia di post dedicati a inflazione e deflazione (ne consigliamo la lettura: inflazione, deflazione, strategie di fronteggiamento), una diminuzione generalizzata dei prezzi non è un buon sintomo.

In Lussemburgo e Portogallo siamo ormai giunti al punto di svolta: 0% e 0,1% rispettivamente.

Rispetto al dicembre 2008, l'inflazione annua è caduta in 24 paesi, rimasta stabile in uno e cresciuta in due.


Negli USA, il prodotto interno lordo nel quarto trimestre 2008 è stato rivisto drasticamente al ribasso evidenziando una contrazione del 6,2% . Il dato è peggiore delle stime degli economisti avevano previsto un -5,4%.

Mai così in basso dal primo trimestre 1982, quando il Pil segnò un -6,4%.

Per concludere: Citigroup, che già davamo in crisi nei post precedenti, è scesa sotto la soglia critica dei 2 dollari per azione, attualmente a 1.75. La notizia della nazionalizzazione non ha aiutato.

Saluti felici

Felice Capretta

7 commenti:

Inflazionista ha detto...

Scusa,lo chiedo anche a te,com'è che il dow jones apre con perdite da capogiro,e poi corregge lungo la seduta verso il pomeriggio,nonostante dati agghiaccianti?La mia idea è che in realtà qualcuno del tesoro sta provando a taroccare la borsa comprando grossi volumi.Rimando ad un articolo del 2005 di Blondet...quelle infatti sono...vecchie abitudini del tesoro...
ADDIO MERCATO LIBERO: GLI USA TENGONO SU LE AZIONI
Maurizio Blondet
07/05/2005
Tutte le materie prime stanno rincarando sui mercati mondiali, petrolio, rame e tutti gli altri metalli. Tutti tranne uno: l'oro. Il più importante come "riserva di valore" e come indice di allarme: se aumenta la domanda di oro, bene-rifugio, è segno che gli investitori e gli speculatori si stanno mettendo al riparo da crack e inflazione. Come mai invece l'oro non rincara? Si è posto la domanda un analista finanziario americano, Mark M. Rostenko, che risponde: il governo Usa sta manipolando i mercati. La "libertà dei mercati" azionari è finita, dice Rostenko, nel 1987. Quell'anno la Borsa di New York crollò tragicamente in un "lunedì nero". Per scongiurare futuri crolli e panico, un decreto (Executive order 12631) firmato dal presidente Reagan il 18 marzo 1988, creò un organismo, chiamato "Working Group on Financial Markets", con lo scopo dichiarato di "mantenere la fiducia degli investitori". Formato dal ministro del Tesoro e dai presidenti della Federal Reserve (la Banca Centrale), della SEC (la Consob americana) e della Borsa Merci di Chicago, quest'organo in realtà deve fare una cosa precisa: impedire ai "mercati" di cadere troppo. E come? Investendo "in controtendenza" sui futures, con l'illimitata cassa del Tesoro Usa. Gli esperti di Wall Street chiamano questo organo dittatoriale "Plunge Protection Team", "gruppo di protezione contro i crolli". Il governo Usa ne nega perfino l'esistenza. Di fatto, da allora non si è assistito, nella Borsa americana, che ad un continuo rialzo. Mai gli speculatori hanno dovuto subire "correzioni al ribasso" superiori al 10%. Appena le azioni cominciano a calare, subito risalgono. Il miracolo del mercato che non cala comincia davvero da quattro mesi prima dell'11 settembre. Uno stupefacente, inspiegabile e misterioso rialzo dei "mercati". C'è ora il sospetto che il Plunge Protection Team avesse inflazionato il mercato azionario in previsione di ciò che "i terroristi arabi" stavano per fare. Dopo l'11 settembre, ci sono state almeno tre occasioni in cui, secondo tutti i dati econometrici, il corso delle azioni avrebbe dovuto calare e inaugurare un lungo periodo di "magra", di ribassi. In tutti e tre i casi, all'apertura della Borsa, i titoli hanno preso a cadere a spirale, come succede quando gli operatori si lanciano a vendere; e tutte e tre le volte hanno ripreso valore nel primo pomeriggio, tirando per i capelli il "mercato" dall'orlo dell'abisso; con grande stupore di tutti, compresi gli analisti "storici", quelli che conoscono la storia dei passati crack. Uno dei momenti più tremendi si verificò quando fu rivelato il buco della Enron, una colossale bancarotta fraudolenta: la Borsa crollò all'inizio, per poi subito risalire in un ingiustificato rialzo trionfale il 24 luglio 2002. Da allora, per gli Usa, sono stati gli anni della cosiddetta "ripresa senza lavoro", una "ripresa" che non creava tanti posti di lavoro, ma – al di là della propaganda - una recessione; anni di crescente indebitamento pubblico e privato; anni di crescente sfiducia verso il dollaro e in generale la politica Usa. E tuttavia, ogni volta che il mercato azionario cominciava a dar segno di aver capito la crisi e cominciava a vendere, ecco qualcuno che, con mezzi enormi, comprava. Per non lasciar cadere il mercato sotto quel 10%, che storicamente si sa innescare l'ondata di vendite in panico, la quale provoca il crack tipo 1929. Ma dov'erano quegli investitori ricchi, tosti e dai nervi d'acciaio tali da mettersi contro la tendenza naturale del mercato? Non ne esistono: gli investitori (speculatori) che amano dichiararsi "amanti del rischio" sono notori conigli. In realtà, nota Rostenko, ogni rovescio del mercato delle azioni ha corrisposto ad un misterioso rialzo nel mercato dei derivati. Segno che qualcuno stava scommettendo che i mercati sarebbero risaliti, proprio mentre scendevano. O meglio: scommetteva – puntava forte – per farli risalire. Il bello dei derivati è il loro effetto-leva: punti 100 dollari ed è come se ne avessi puntato 10 mila, e questo influenza il mercato azionario. Facilmente: a patto di avere abbastanza soldi da gettare nella fornace, e non avere alcun timore di perdite che (se va male) si calcolano a miliardi di dollari. Condizioni che ha un solo "investitore": il Tesoro, che ha più soldi di chiunque e non teme di perderli, perché non sono suoi. Sono del contribuente. E' successo il 20 aprile scorso: la Borsa apre e l'indice Dow subito scende, fino ad un pelo dal livello psicologico di 10.000, sotto cui si scatena il panico. Nelle stesse ore, il mercato dei futures sale rapidamente; nel pomeriggio l'indice Dow era risalito di 100 punti, fatto senza precedenti nella storia – almeno senza grandi notizie che potessero giustificare tanta euforia. Contemporaneamente, accade il contrario nella Borsa-Merci. Attualmente tutte le materie prime sono in rialzo enorme, acciaio, platino, petrolio, rame e alluminio: causa la domanda insaziabile della Cina, ma anche segno che l'inflazione globale – alimentata dalla frenetica stampa di dollari della Fed – è ormai un fatto allarmante. Solo l'oro, quello che darebbe il segnale d'allarme, è in calo. Ogni giorno tutti comprano platino, rame e petrolio, ma qualcuno continua a vendere oro. Perché? Gli americani non se lo chiedono. Non vogliono chiederselo: le loro future pensioni sono là in Borsa, in fondi d'investimento; sono grati, ciecamente, a chiunque "tenga su il mercato", con qualunque mezzo. Ma gli specialisti europei sanno, e lo dicono chiaro. Il Guardian ha parlato, il 16 settembre 2001, di "quel comitato segreto, chiamato Plunge Protection Team, che coordina con la Federal Reserve l'acquisto massiccio di titoli da fondi ed altre istituzioni". E il Financial Times metteva in guardia: "mercati dei titoli tenuti su dallo Stato, come ha imparato a sue spese il Giappone, alla lunga non funzionano. Proteggere i mercati mondiali dai cali è un esercizio pericoloso". I pericoli sono grossi e molteplici. In un mercato che non cade mai sotto un certo livello, che resta oscillante fra stretti margini, anche gli investimenti e le opportunità si restringono. Nessuno dei veri operatori ci fa più soldi veri; è l'effetto collaterale del vantaggio di non subire vere perdite. Soprattutto, quando un mercato è così manipolato, cessa di adempiere al suo ruolo primario: quello di "far capire" i prezzi. Non si capisce più quale sia il valore "giusto", stante la legge della domanda e della offerta, di un'azione o di una materia prima. E più a lungo un mercato è tenuto alto artificialmente, di tanto più viene procrastinato un rialzo sano, sostenuto e reale. Perché alla fine, "nessuno è più grosso del mercato", e quello finisce per trovare il suo livello appropriato alla realtà economica. Così almeno dice la teoria liberista alla Adam Smith. Ed è qui il peggiore problema. L'Urss cadde perché i suoi capi, a forza di pubblicare statistiche false, su successi economici inesistenti, finirono per crederci. O almeno per non capire più che cosa stava andando male. L'impero capitalista e liberista sta cominciando a falsare le sue statistiche, falsando i "mercati", l'oracolo da cui si aspetta la verità, per far credere che è in ripresa mentre è in recessione, che gli americani avranno le loro pensioni che hanno invece già perduto. Ecco perché, alla fine, gli Usa finiranno come l'Urss. Travolgendo tutti noi globalizzati nella loro vergognosa caduta. di Maurizio Blondet
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Anonimo ha detto...

Non solo la borsa americana è sostenuta in questa maniera artificiale, ma anche il dollaro.
Come mai, nonostante si parli di nuova valuta, il dollaro si mantiene su livelli di cambio piuttosto stabili?
Evidentemente qualcuno di estremamente grande e potente interviene acquistando valuta americana e cedendo altre valute.
Senza questo intervento il dollaro sarebbe già carta straccia. Ve lo immaginate cosa ciò significherebbe?
La moneta americana è già priva di valore perchè sostenuta artificialmente dal tesoro e dalla FED.
Si spera solo che il giochetto regga tanto a lungo da superare in qualche modo la crisi, ma è come cercare di attraversare un campo minato largo mille chilometri.

Anonimo ha detto...

E intanto berlusca dopo averci tolto le zoccole da strada (per non farci spendere soldi a puttane),averci messo le ronde per controllare che facciamo tutti i bravi, averci detto che siamo condannati a vivere anche come un vegetale ora ci fara avere i servizi pubblici sempre efficenti,niente piu' scioperi!!
sono daccordo anche i sindacati è ora di cambiare..

come siam contenti..

Inflazionista ha detto...

Le ha tolte dalla strada perchè le ha portate in parlamento :)

Daniele ha detto...

E il Capo del Governo dice che le nostre banche stanno bene
ahahahahahah
Se non ci fosse da piangere riderei...

Bubo ha detto...

Purtroppo non possono che mentire, anche tutti noi diciamo "Va tutto bene" (a meno che non sia evidentemente falso) quando ci chiedono come stiamo... perchè non serve a nulla, se non a creare panico, dichiarare che anche noi siamo vicini all'Argentina, e chiaro non nel senso geografico...

Bubo ha detto...

I lunghi silenzi del Mortadella servirono solo a toglierlo di mezzo più presto del previsto, anche lui sosteneva che l'Unione lo era di fatto e non di nome...

@Inflazionista
Chiaro è tutto vero, ed è il motivo x cui non ho mai giocato in borsa. Vince chi ne ha di +, che può far salire azioni anche di aziende in perdita.
Fino a quando non succede qualcosa tale da fargli perdere tutto il capitale, ed è ciò che fanno i campioni di poker.
Qui però se finiamo con loro che perdono il capitale ci perdiamo sul serio tutto....