mercoledì 11 febbraio 2009

Gli effetti del piano Geithner si estendono in Asia

Mentre i giornali continuano ad accanirsi sul cadavere di Eulana (qualcuno li avverta che il corpo è freddo ormai), in pochi hanno notato che il crollo di Wall Street di ieri in risposta al piano di stabilità di Geithner si è esteso anche alle borse asiatiche.

Secondo una analista della sede asiatica di ABN AMRO (marchio di Fortis, già in parte nazionalizzata nello scorso autunno)

Gli investitori sono delusi dalla mancanza di chiarezza del piano di salvataggio delle banche Usa

Mentre secondo un altro gestore

E' come se il mercato fosse insoddisfatto di qualsiasi soluzione che non contempli una completa nazionalizzazione del sistema bancario


Eh già. Sarà forse che il sistema bancario così come lo conosciamo è semplicemente destinato a finire, dopo aver rischiato di esplodere ben due volte, come abbiamo evidenziato nei due articoli sul crollo del sistema bancario in USA e in Inghilterra.

Fatto sta che dopo la caduta di Wall Street, anche Hong Kong ha perso il 2,74%, mentre Sydney e Seul hanno contenuto le perdite entro il punto percentuale. L'indice Msci dell'area Asia-Pacifico cede l'1,9%.

Naturalmente male i titoli bancari: Hsbc è scesa del 4,8% e Australia & New Zeland Banking Group del 3,5%. In difficoltà anche le materie prime: Posco perde il 3,2%, Bhp (petrolio) il 2,9%.

I dati sull’export cinese di gennaio, finalmente disponibili, aggravano lo scenario: un drammatico -17,5 per cento su base annua, peggiori del calo previsto del 14%. Le importazioni sono scese del 43%.

Ken Peng, economista di Citigroup, o meglio, di cio’ che resta di Citigroup, sulla situazione cinese:
Le cifre sono terribili, la situazione brutta: ci saranno forti pressioni sull' occupazione.

E chissà come saranno contenti milioni di lavoratori cinesi migrati dalla campagna in città quando resteranno senza lavoro.

Saluti felici

Felice Capretta

martedì 10 febbraio 2009

Piano Geithner di stabilità finanziaria

"Il sistema finanziario sta operando contro la ripresa." Parole della volpe Geithner, nel presentare il Financial stability plan, alias il Piano di Stabilità Finanziaria, detto anche Piano Geithner.

E' il piano che, nei sogni dell'amministrazione Obama e di tutti quelli che lo hanno votato, dovrebbe ridare fiato ed energia all'economia americana ormai comatosa.

Sentiamo qualche estratto delle nobili parole del neo ministro del Tesoro (per chi non ricordasse la nobiltà di questo signore, rimandiamo a questo articolo) :

Contemporaneamente la recessione sta sottoponendo a pressioni crescenti le banche

[...]

Senza un forte piano di ripresa economica troppi americani perderanno il proprio lavoro e troppe aziende falliranno, se non si rimette in moto il flusso del credito, la recessione sarà più profonda e lunga e causerà danni ancora maggiori alle famiglie e alle aziende statunitensi

Ehi, esattamente come scrivevamo quasi tre mesi fa rilanciando il report di Europe2020 su quanto durerà la crisi economica.


I punti chiave del piano Geithner


  • 50 mld di dollari per i mutui in difficoltà e un fondo pubblico-privato per acquistare gli asset tossici fino a 500 miliardi di dollari

E il resto? Qualcuno dovrebbe spiegare a Geithner che 500 miliardi sono un po' insoddisfacenti... praticamente un topolino che tenta di abusare di una elefantessa.


  • Creazione di uno Stress Test per valutare le condizioni delle banche in caso di difficoltà. In tal caso, interverrebbe il governo con aiuti.

Con quali soldi?

Anche questa nuova amministrazione ci ha mostrato che conosce un solo modo per trovare soldi, ed è stamparli. Questo ha l'effetto di lanciare il dollaro come un treno ad alta velocità sul binario (morto) dell'iperinflazione, quando questa fase di deflazione sarà terminata.

Potete approfondire sulla trilogia di post dedicata a inflazione o deflazione e strategie di fronteggiamento di inflazione o deflazione.

  • Trasparenza su come saranno utilizzati i fondi pubblici e restrizioni sui dividendi, per evitare che i fondi pubblici vengano distribuiti agli azionisti invece di finanziarie il credito.

... senza parole ...

  • Creare nuovo lavoro, creare nuove imprese e ripristinare il flusso del credito verso famiglie e imprese.

Già, ci sarà sicuramente molto lavoro nelle stamperie della zecca di stato.

(presto avremo un documento video inedito con le proposte omaba-geithner, stay tuned!)
(aggiornamento: si trova qui)

In sè, la proposta non sarebbe neanche tanto male, se non fosse che ormai le banche non si fidano più a prestarsi neanche uno spillo tra loro. Sempre se ci fosse liquidità.


Il totale degli aiuti del Piano Geithner

In totale fanno 1000 miliardi di dollari.

Cioè, no, 1500.




O forse 500 mliardi, come ci dice il TG1 nell'edizione serale?

Insomma si mettano daccordo.


I primi effetti

Nel giro di pochi minuti dall'annuncio di Geithner, il Dow Jones ha già perso il 3,5% .

Queste invece sono le reazioni di Londra e Milano






Infine, non per merito nè per colpa di Geithner, General Motors fa la sua parte e taglia altri 10.000 posti di lavoro, Nissan ne perde 20.000 e la Cina ha superato gli USA per dimensioni del mercato dell'auto.

Un vero e proprio sorpasso storico, non c'e' che dire.

Saluti felici

Felice Capretta

Licenziamenti di UBS in perdita

Eh caspita, non si parla che di Eluana anche da morta.

Non si parla però delle perdite e dei licenziamenti di UBS, la principale banca svizzera con 80.000 dipendenti in tutto il mondo.

UBS ha infatti dichiarato oggi una perdita di circa 13 miliardi di euro ed ha comunicato un deflusso di fondi di 85,8 miliardi nel quarto trimestre. Nonostante le notizie a dir poco preoccupanti, la quotazione di UBS restava questa mattina nell'area positiva. Secondo gli analisti i mercati avevano già scontato la cattiva notizia.

Per UBS si prospetta ora un piano di licenziamenti da 8 mila unità, che fa seguito a quello precedente che ha eliminato 9 mila dipendenti, per lo più concentrati nella divisione di Corporate & Investment Banking, a Londra e New York.

Licenziamenti per circa il 20% del personale.

Il taglio dell’80 per cento dei bonus ai dirigenti sarà funzionale? Forse con il taglio del 90% dei bonus avrebbero potuto salvare qualche posto di lavoro, ma ormai le onde della tempesta perfetta stanno minacciando anche le portaerei....e non ci sono scialuppe per tutti.

Saluti felici e informazione scorretta per tutti!

Felice Capretta

lunedì 9 febbraio 2009

Anche negli USA a poche ore dall'apocalisse finanziaria


Visto sul forum di Crisis a proposito di corsa agli sportelli.

Abbiamo visto che il 10 ottobre 2008 il sistema bancario inglese è arrivato a sole 3 ore dall’apocalisse.

Apprendiamo, grazie all’intervento di un poster del forum di crisis, che un analogo rischio, se non più grave, è stato corso negli USA il 15 settembre, con un'enorme corsa agli sportelli elettronica.

Il tutto è avvenuto online. In un mondo in cui gli scambi finanziari sono digitali, le corse agli sportelli sono molto silenziose e ben poco visibili ai più, se non quando il fatto è ormai compiuto.

Qualche esempio: Fortis, la banca belga-olandese (titolare del marchio ABN AMRO) nazionalizzata nell’autunno scorso, ha visto un enorme deflusso di risparmi attraverso il web nel momento del tracollo.

Idem per Northern Rock: per tre giorni abbiamo visto le file agli sportelli, ma il grosso del trasferimento del contante è avvenuto per via digitale, con i clienti business a fare da padrone nello spostamento per volumi.

Qui un interessante approfondimento sulle corse agli sportelli silenziose nell’era digitale.

Torniamo al giorno in cui il sistema bancario americano fu prossimo alla fine, il 15 settembre 2008, per l'assalto agli sportelli per via digitale.

Racconta il membro del congresso Paul Kanjorski:

il conseguente tentativo d'infondere 1.5 miliardi di dollari non è servito neppure a rallentare la fuga di denaro. Hanno dovuto chiudere i conti, bloccare i trasferimenti e annunciare la copertura dei conti per 250.000 dollari.

Ancora Kanjorski

Se non avessero fatto questo entro le 5 del pomeriggio sarebbero stati svuotati 5.5 trilioni dal sistema bancario Americano, l’intera economia degli Stati Uniti sarebbe crollata, ed entro 24 ore l’intera economia mondiale sarebbe crollata.

Abbiamo discusso allora di cio’ che sarebbe potuto accadere se fosse andata così.

Sarebbe stata la fine del nostro sistema economico e del nostro sistema politico come lo conosciamo.

Nientemeno.

Strano che la notizia non sia trapelata.

Cioè, strano... insomma.

Detto tra noi, la situazione non è migliorata da allora.

Saluti felici

Felice Capretta

Corsa agli sportelli, cos'e'?

Eluana. Non si parla d’altro, anzichè parlare magari di corsa agli sportelli.

Il nostro post precedente sulla corsa agli sportelli in Inghilterra ha suscitato discreto interesse.

A grande richiesta approfondiamo il tema.

Dovete sapere che la corsa agli sportelli è la cosa più temuta da ogni banca del mondo. Un avvenimento del genere consiste praticamente nel crollo istantaneo della banca.

Il meccanismo è molto semplice: finchè tutto funziona bene, finchè la vostra banca è sicura, non vi preoccupate di granchè. Quando però iniziano a circolare voci insistenti sulla solvibilità della banca, i correntisti inziano a temere che la loro banca possa fallire. Così si precipitano alle filiali più vicine per ritirare quanto più denaro possibile prima che la banca fallisca.

Fin qui niente di strano: in un mondo perfetto, la banca che ha ottenuto quel denaro dai risparmiatori dovrebbe averlo pronto da restituire.

Naturalmente non è così.

Le banche, infatti, hanno a disposizione molto meno denaro di quello che hanno ricevuto come deposito. I motivi sono molteplici: nel migliore dei casi hanno, che so, prestato il vostro denaro a qualcuno che lo ha usato per costruire una attività che andrà a profitto tra un anno o due. Oppure ancora lo hanno investito in titoli finanziari che hanno una scadenza precisa.

Oppure, semplicemente e più regolarmente, prestano molto più denaro di quello che hanno realmente grazie al meccanismo della riserva frazionaria.

Il risultato è che una banca ha realmente in cassaforte una cifra minima del denaro dei suoi correntisti, diciamo per esempio il 5% di tutto il denaro dei correntisti (il numero serve per soli fini esplicativi).

La sua liquidità è quindi ridotta al minimo indispensabile perchè possa fronteggiare le normali richieste di denaro contate, come prelievi di bancomat ed operazioni dei clienti.

Scettici? Andate alla vostra filiale e pretendete di ritirare tutti i vostri risparmi in contanti e subito.

Vi diranno di tornare il giorno dopo come minimo, perchè in realtà non hanno quella liquidità in cassaforte, e se anche l’avessero probabilmente resterebbero con liquidità insufficiente per il resto della giornata.

Dovete “prenotare” il contante, un po’ come in farmacia quando sono a secco di aspirina.

Niente di grave, finchè tutto funziona.

Ora immaginate migliaia di persone che corrono tutte insieme a ritirare tutto il liquido depositato tutto insieme. Diciamo, sempre come ipotesi di scuola, che un brutto giorno i giornali annuncino che una banca rischia l'insolvenza. Come minimo, il 50% dei correntisti lascia tutto quello che stava facendo e corre a ritirare il 90% del liquido.

Questa è la corsa agli sportelli.

La banca deve così restituire il 90% del liquido, e però ha disponibile solo il 5%. La banca paga i primi correntisti, fino ad esaurimento di quel 5% disponibile. Oltre quella soglia, la banca non riesce a fare fronte ai suoi impegni. E così fa la fine delle aziende che non fanno fronte ai loro impegni: semplicemente fallisce.

I correntisti così restano con un pugno di mosche, anche se nella migliore delle ipotesi restano con la quantità di denaro minima garantita per legge dallo stato.

In realtà abbiamo visto che, per evitare disordini sociali, solitamente subentrano gli stati e nazionalizzano la banca anzichè lasciarla fallire.

Nei momenti di grande crisi, sussiste il rischio di solvibilità per molte banche. Una corsa agli sportelli su più banche simultaneamente puo’ provocare il collasso totale del sistema bancario. Questo è quello che stava per accadere il 10 ottobre in Inghilterra, come abbiamo scritto nel post precedente.

Altri dettagli a breve....

Saluti felici

Felice Capretta

mercoledì 4 febbraio 2009

Corsa agli sportelli, tre ore all'apocalisse finanziaria

Sportelli chiusi.

Bancomat spenti.

Home banking inaccessibile.

Impossibile ritirare e trasferire denaro.

Praticamente la fine del sistema economico.

Questo è lo scenario che i risparmiatori inglesi, e probabilmente tutti i risparmiatori del mondo come conseguenza, stavano per trovarsi davanti il 10 ottobre 2008 ed è stato scongiurato per sole 3 ore.

Il ministero del Tesoro stava preparando l’ordine di chiusura degli sportelli bancari, lo stop alle transazioni elettroniche ed il blocco totale dei bancomat.

Il primo ministro Gordon Brown stava per apparire in tv a reti unificate per annunciare che l’intero sistema finanziario inglese sarebbe stato nazionalizzato.

Questa è la rivelazione che ha fatto trapelare il ministro Paul Myners solo un paio di settimane fa riguardo gli eventi del 10 ottobre 2008, quando Unicredit perdeva il 12% e Londra perdeva il 10%.

Non ricordiamo esattamente i titoli dei giornali del 10 ottobre 2008 e del giorno successivo, ma siamo abbastanza certi che nessun giornale e nessuna tv hanno sollevato l'argomento, se non per lamentare il classico "venerdì nero".

Il ministro Paul Myners si è spinto oltre e ha rivelato che il tracollo è stato evitato per sole tre ore per non meglio definiti "febbrili accordi dietro le quinte".

Chissà che tipo di accordi febbrili..


La causa del tracollo

Sempre il ministro, con il consueto aplomb britannico, ci ha informati che la causa è stata una "segreta corsa agli sportelli", con protagonisti, si badi bene, "importanti titolari di deposito" che hanno ritirato i loro depositi in massa.

Ricordiamo che la corsa agli sportelli è la fine di una banca. Si salvano solo i primi che riescono a ritirare i pochi liquidi rimasti. Tutti gli altri restano con un pugno di mosche, con la possibilità di riavere - forse - i propri risparmi "garantiti" quando il governo lo concederà.

E così, mentre la maggior parte dei cittadini ignari rischiavano di restare senza contanti, alcuni enormi investitori si affrettavano a stipare i loro quattrini sulle scialuppe di salvataggio e mettersi in salvo, accelerando ancor di più il disastro e lasciando di fatto in condizioni disastrate i piccoli risparmiatori.

Con tanto di probabili disordini di piazza e ragionevolmente coprifuoco.

Per la cronaca, il ministro è stato accusato di essere un completo irresponsabile per aver rivelato la notizia mentre è comunque in corso una grave recessione.

Già.

Saluti felici

Felice Capretta

martedì 3 febbraio 2009

Deflazione negli usa

Deflazione negli USA e strane storie di cronaca nelle notizie di ieri.

Truculenti dettagli di cronaca della peggior specie hanno invaso il tg1 di ieri sera in prime time, come ci segnala la lettrice Sara tra i commenti.

I primi 20 minuti di telegiornale, pari a circa il 40% - 50% dell'airtime, sono stati assorbiti da una interminabile filippica politically correct sul branco incendiario di bravi ragazzi che ha improvvisato un barbecue umano al curry sulle banchine della stazione.

Episodio drammatico, non c'e' che dire.
Oltremodo odioso.

Eppure non c'e' molto da dire, se non che si dovrebbe:

  • inchiodare i ragazzi alle loro responsabilità lato giudiziario
  • indagare sui motivi dell'accaduto lato media
  • mettere in atto, sul lato politico/amministrativo, un piano di lungo periodo volto a spegnere le cause che, a nostro modesto avviso, sono annidate nello stile di vita attuale prima che nella psiche.


Forse sarebbe stato opportuno parlare della crisi economica negli stati uniti che sta assumendo sempre i più i connotati della Grande Depressione se non peggio. Il Tg1 ha dedicato all'argomento solo poche parole, schiacciate in pochi minuti del tg1.

La voce del giornalista non nascondeva un briciolo di sdegno globally correct nel riferire che il presidente Obama vuole sostenere il concetto di “Buy USA”, ovvero preferire i prodotti interni a quelli esteri.

L’orribile parola: “protezionismo”, tanto odiata dai globalizzatori di ogni genere e dalla stampa accondiscendente, rappresenta in realtà una delle poche concrete vie americane per attenuare leggermente gli effetti disastrosi della crisi.


Nessuna parola invece su alcuni fatti veramente interessanti in campo economico:

  • Altri posti di lavoro persi negli USA, con Macy's che ha annunciato il taglio di 7.000 dipendenti e Morgan Stanley che potrebbe tagliare 1.500-1.800 unità.
  • A dicembre, sesta flessione consecutiva dei consumi, il vero motore dell’economia americana. E’ la contrazione più prolungata da quando la statistica sui consumi viene pubblicata (dal 1956). Le famiglie americane spendono sempre meno: a dicembre la spesa personale è scesa dell'1%, , dopo una contrazione dello 0,8% a novembre e dell’1,1% a ottobre.
  • Il dipartimento del commercio ha inoltre constatato che la flessione negli ultimi due trimestri consecutivi ha superato il 3%, fatto mai accaduto dal 1947 ad oggi.
  • Le vendite delle auto negli USA a gennaio scendono al 30% in meno, ma in Italia non siamo da meno con una contrazione del 32%.
  • Aumentata sostanzialmente invece la propensione al risparmio, che segna un +2%. Il mercato del lavoro USA non fa aumentare i redditi delle famiglie, e le famiglie devono risparmiare di più, il che inciderà ancora di più sui consumi.

Le vendite scontate di dicembre, infatti, non hanno avuto l’effetto sperato, con troppe merci in vendita per troppo poco denaro disponibile. Le famiglie non spendono e i prezzi si abbassano.

Risultato? La spirale della deflazione si è ormai innescata negli USA.

Per chi volesse approfondire, è disponibile la trilogia di post su inflazione o deflazione:

  1. Inflazione
  2. Deflazione
  3. Inflazione o deflazione - come fronteggiare

E ora che la sterlina è prossima alla parità con l'Euro e l'economia inglese è in bancarotta, Londra ha scoperto di essere pronta ad entrare nell’Euro.

Che combinazione.

Naturalmente l’Unione europea sarà felicissima di portarsi in casa il paese con l’economia più esplosiva al mondo dopo quella americana. Forse i cittadini europei non lo saranno altrettanto, ma si sa: le decisioni europee vengono prese a bruxelles, non dai cittadini.

Per concludere, in Grecia questa mattina gli agricoltori cretesi hanno tentato di sfondare il blocco della polizia e hanno fatto il pieno di lacrimogeni.

Saluti felici

Felice Capretta

Propaganda dei razzi qassam

Veloci da costruire, facili da riempire di propellente a buon mercato, poco costosi.

Praticamente razzi low cost, di bassa qualità.

Sono i famosi razzi qassam dalla lunga gittata e i qassam da breve gittata che sono alla base delle ragioni apparenti della guerra a gaza.

Molti sono i media che li hanno citati, dipingendoli come terribili armi di distruzione di massa, con dovizia di particolari forniti dall'attivissimo ufficio stampa dell'esercito israeliano, pochi però hanno approfondito i dettagli della tecnologia.

Wikipedia, pur essendo stata accusata di posizioni filosioniste, ci viene in aiuto.

Vediamo cosa scrive a proposito dei razzi qassam.

arrecano danni assai limitati e comunque non paragonabili a quelli delle armi convenzionali di cui dispone Tsahal (l'esercito israeliano)

Alla voce Analisi tecnica troviamo altre informazioni interessanti.

Il razzo è costituito da un cilindro di acciaio, contenente un blocco rettangolare di propellente. Un piatto di acciaio che sostiene le forme e gli ugelli è posto e saldato alla base del cilindro. La testata è costituita da un semplice guscio di metallo che circonda l'esplosivo.

L'obiettivo della progettazione del razzo Qassam sembra essere la facilità e la rapidità di produzione, utilizzando strumenti e componenti comuni. A tal fine, i razzi sono azionati da una miscela solida di zucchero e una di fertilizzante ampiamente disponibile: il nitrato di potassio. La testata è piena di Trinitrotoluene di contrabbando e un altro comune fertilizzante, il nitrato di urea.


Bene.

Come dicevamo in un post precedente, i razzi qassam sono in sostanza nient'altro che tubi di acciaio riempiti di zucchero e fertilizzante come propellente, e miscela di altro fertilizzante come testata esplosiva.





Fertilizzante, questa temibile arma di distruzione.

Si dice che l'iran si stia dotando di centrifughe per la raffinazione della cacca di cavallo onde ottenere delle potentissime testate esplosive al fertilizzante.

Quale danno reale possono fare le testate di fertilizzante? Infatti le vittime dei razzi qassam si contano sulle dita delle mani.

Fino a dove possono arrivare questi tubi di acciaio riempiti di zucchero e fertilizzante?

Tabella da globalsecurity.org :




Come si vede, la gittata dei qassam va dai 3 km dei primi qassam (qassam 1) per 80 cm di lunghezza fino a 10 km dei qassam 3 ai 12 km dei qassam di ultima generazione.

Sono poi comparsi i misteriosi qassam 4, di cui si sa poco o niente (eppure cadono!) tranne la gittata.

A seguire, i Grad di fabbricazione russa, secondo i media allineati forniti dall'Iran, come se fosse facile far entrare qualche centinaio di razzi lunghi 3 metri ciascuno di classe Katyusha.

Infine, in pieno embargo a Gaza, in mancanza perfino di farina per fare il pane, sono comparsi i famosi razzi da 40 km di gittata, secondo la stampa allineata di fabbricazione cinese: i famosi WS-1E.

Come se i cinesi potessero superare l'embargo strettissimo imposto da Israele a Gaza.

Maledetti musi gialli!!

Qui una tabella di comparazione visiva, sempre da globalsecurity.






Notare l'incredibile miglioramento dal tubo qassam 1 al Grad, senza arrivare al WS-1E.

Riassumendo, abbiamo avuto un bel salto di tecnologia, prima con le presunte forniture iraniane, poi con le presunte forniture cinesi.


Forniture stran(ier)e

Dunque, sembra proprio che le nazioni che hanno problemi con gli Stati Uniti si divertano a rifornire la striscia di Gaza di razzi, sfidando l'impenetrabile embargo israeliano e rischiando incidenti diplomatici di proporzioni bibliche.

Ohibo', che comportamento bizzarro.


Troppa fortuna

Furono poi quelli i famosi razzi da 40 km che avrebbero colpito Ashqelon, spianando così la strada all'assalto a Gaza.

E' stata proprio una gran bella fortuna per i fautori dell'intervento militare su Gaza.

"Un dono di d*o, baruch hashem..!" direbbero gli ultraortodossi, ai quali bisognerebbe spiegare che il loro dio gli ha dettato di non uccidere.

Grande fortuna. Troppa fortuna.

Come già accennammo nel post precedente, vien da pensare che sia una cosaccia architettata in casa. Dicesi "attacco alla fattoria" o "false flag". Gli israeliani hanno lunga esperienza in questo, come accennavamo nel post sull'attentato a Mumbai.


Il mistero delle sirene

Per finire, abbiamo visto sui nostri schermi le corse ai rifugi delle popolazioni terrorizzate sotto le sirene dell'allarme aereo.

Correte! solo 30 secondi!




Ok, ok. Adesso facciamo due conti.

Il lancio di un missile strategico intercontinentale a testata nucleare puo' essere facilmente rilevato dai satelliti grazie alle posizioni note dei silos, con una procedura di riscaldamento dei motori nota. Inoltre è relativamente facile individuare un oggetto lungo alcune decine di metri che decolla in verticale o quasi, e viaggia in verticale per alcuni chilometri.

Il lancio di un qassam è un processo ben diverso.

Il lancio di un qassam è un'operazione veloce e condotta il più possibile di nascosto, da rampe di lancio portatili e alte non più di un metro e mezzo. Sono leggere e si possono piazzare ovunque.

La procedura di accensione dei motori non esiste, basta dare fuoco al propellente.

La rilevazione automatica è quasi impossibile, per quanto ne sappiamo.

E' forse possibile una rilevazione manuale, con decine di occhi umani che scrutano aree di confine e danno l'allarme.

Da quando viene rilevato il missile a quando si inizia ad intuire la traiettoria possono volerci anche alcuni secondi, fino a 10.

Restano da 5 a 20 secondi.

Non fai neanche in tempo a uscire di casa che il razzo è caduto.

A che servono le sirene?

Non è che ...forse.... siamo davanti ad una colossale operazione di propaganda volta a montare il risibile pericolo dei razzi e terrorizzare la stessa popolazione israeliana per ottenerne il consenso alla guerra? O per trasformare quel piccolo pericolo agli occhi del mondo in qualcosa di diverso? Qualcosa di terribile? Qualcosa che giustifichi l'assalto a Gaza e qualsiasi azione sproporzionata di risposta?

Questo grafico ci mostra le aree sotto la "minaccia" dei qassam e i relativi tempi di preavviso - ovvero il tempo che passa tra l'individuazione del lancio da parte dei satelliti israeliani e la caduta del razzo. I Qassam tradizionali arrivano a 30 secondi.




L'intervista puzzolente

Anche questa che vi proponiamo sa molto di ridicola propaganda.

Proprio durante l'intervista al ministro scatta l'allarme aereo.

Che caso.

Le guardie del corpo lo buttano contro un'auto.
Ma l'intervista va avanti.

Wow.

Mica butta la telecamera e si lancia pure l'operatore contro l'auto... no, quello no. La cronaca prima di tutto.

Bah. A voi il giudizio.


Saluti felici

Felice Capretta

lunedì 2 febbraio 2009

Hamas, Gaza reloaded

Già da ieri sera il glorioso Tzahal, eufemisticamente detto Israeli Defense Force, è tornato a martellare Gaza.

Il nuovo casus belli è stato un lancio di razzi verso il deserto del Negev. Secondo fonti israeliane, risultano essere stati lanciati quattro razzi e13 proiettili di mortaio. Nessuna vittima.

Secondo lo stesso capo dell'intelligence militare israeliana, il generale Amos Yadlin, i razzi e i colpi di mortaio potrebbero non essere imputabili a Hamas, anche se questa parte della notizia non ricorre facilmente sui giornali di casa nostra.

Dunque la responsabilità di Hamas è esclusa perfino da fonte israeliana.

Ed ehud Olmert ha annunciato una reazione sproporzionata contro Hamas.

L'azione è già in corso.

"Mi intorbidisci l'acqua, disse il lupo all'agnello"

Saluti felici

Felice Capretta

I disordini si diffondono

Disordini in Europa

Come previsto da Europe2020 e rilanciato da Informazione Scorretta, un nuovo picco della crisi si sta avvicinando e sarà eclatante nel Marzo 2009, con inevitabili disordini di piazza.

Presto sarà evidente a tutti gli strati della popolazione che la crisi durerà a lungo , che la crisi non è passeggera ma persistente, con gravi problemi di disoccupazione e riduzione dei consumi di lungo periodo.

La maggior parte dei governi non ha intrapreso alcuna contromisura degna di questo nome per contenere il peggio in questi mesi, ed il malcontento prende la forma della protesta di piazza.

Ecco i primi cenni di quella che potrà diventare cronaca quotidiana da qui ai prossimi mesi.


Disordini in Francia

Un milione di persone in piazza giovedì scorso. Con il tasso di disoccupazione ai livelli più alti da quindici anni e l'economia in rallentamento, in Francia i consumi sono crollati.

Così la maggior parte delle sigle sindacali si sono unite per contestare le ridicole misure che Sarkozy ha osato chiamare "piano anti-crisi".

"26 miliardi di euro non basteranno mai per rilanciare la Francia" è uno degli slogan dei lavoratori che hanno invaso i boulevard parigini. La protesta, della quale si è avuta scarsa eco in Italia, è degenerata nei consueti scontri di piazza tipici di molte manifestazioni francesi: cassonetti rovesciati ed incendiati, tafferugli con la polizia e tentativo di sfondare il cordone di polizia al grido "andiamo all'Eliseo". A portare i pasticcini a Sarko'...


Sciopero in Inghilterra

[Aggiornamento h. 15:56: la protesta si è allargata ai lavoratori delle centrali nucleari di Sellafield ed Heysham, oltre ai lavoratori della raffineria di Grangemouth e delle centrali elettriche di Longannet, Warrington e Staythorpe]

"British jobs for British workers" era una battuta della campagna elettorale del primo ministro Gordon Brown, che però sembra sia rimasta tale. Agli inglesi non è andata giù.




Gli inglesi, si sa, non sono come gli italiani e non si lasciano infinocchiare dal primo salamone di turno che promette un milione di posti di lavoro.

Non dimenticano. Eppure anche loro sono maniaci di calcio.

Comunque fatto sta che davanti alla raffineria Lindsay Oil i lavoratori inglesi protestano e non facco scendere dalla nave i lavoratori italiani e portoghesi che dovrebbero lavorare lì.

Si dà il caso che la raffineria è inglese, ma appartiene alla Total, che è francese. Che però ha dato in appalto una parte dei lavori alla Irem di Siracusa che porta gli operai. La Irem, però, sarebbe in realtà un subcontractor di una società americana.

Risultato, sono gli operai inglesi a restare senza lavoro!


Disordini nel resto d'Europa

Avete già letto nei post precedenti dei disordini in lituania, lettonia e bulgaria, mentre in Grecia la polizia usa i gas lacrimogeni per disperdere la protesta degli agricoltori provenienti da Creta. La scorsa settimana, comunque, gli agricoltori hanno rimosso la maggior parte dei blocchi. Una buona fetta di agricoltori ha accettato l'offerta del ministro di 500 milioni di aiuti.

Per il resto, in Islanda è stato nominato il nuovo governo di centrosinistra che ha 83 giorni per governare l'emergenza del paese secondo le direttive del Fondo Monetario Internazionale (in bocca al lupo, disse la capretta all'agnello). Poi ci saranno nuove elezioni.

Nel frattempo, i giornali parlano estesamente dell'emergenza neve che però non ha bloccato la circolazione.

Saluti felici

Felice Capretta