lunedì 29 marzo 2010

Le elezioni regionali per immagini

Le elezioni regionali per immagini


(aggiornamento: abbiamo ricevuto alcune segnalazioni di immagini bianche al posto delle foto. Sembra sia un problema temporaneo di blogspot. l'affezionato lettore puo' cliccare sugli spazi bianchi per visualizzare comunque ogni foto)



Vincono gli astensionisti che continuano a crescere e consolidano la posizione di leadership.

























Chissa' perchè.

Saluti felici

Felice Capretta



(postilla finale)



giovedì 25 marzo 2010

Il grande intreccio di Dubai (e nessuno ne parla)

Il grande intreccio di Dubai (e nessuno ne parla)

Per una fortunata serie di coincidenze (?), le più succose ed ignorate notizie di ieri e di oggi passano quasi tutte da Dubai.

Gli affezionati lettori ricorderanno il quasi default di Dubai, che qualche mese fa informo’ i mercati, a poche ore dalla loro chiusura per un ponte di festività religiose, che avrebbe congelato il pagamento del bond Nakheel.

In pratica, quel giorno Dubai issava sulla propria testa un grosso cartello arancione con scritto “siamo nei guai e non riusciamo a pagare”.


L’intreccio economico

Oggi alcuni media accennano vagamente al nuovo aggiornamento sulla cosa, a partire da swissinfo, che ci racconta con soddisfazione che

L'emirato di Dubai ha stanziato altri 9,5 miliardi di dollari a sostegno di Dubai World, raddoppiando i fondi d'emergenza per la holding che a novembre era andata in default.

In un comunicato, il presidente della massima autorità in materia fiscale, lo sceicco Ahmed Bin Saeed Al Maktoum, ha spiegato che "il nostro sostegno finanziario mostra il nostro impegno per trovare una soluzione equa e giusta per tutti i portatori di interessi".


E fin qui sembra anche una buona notizia.

Nakheel, la divisione immobiliare di Dubai World al centro della crisi, riceverà otto miliardi e i suoi bond sono in netto rialzo sui mercati dopo che Dubai World ha promesso di ripagare per intero gli obbligazionisti se il suo piano di ristrutturazione da 23,5 miliardi sarà accettato dalle banche.

Non fosse che in realtà i debiti di Dubai ammontano, appunto, a più di 20 miliardi di dollari.

Secondo AGI sono 26, ma al di là delle cifre, miliardo più miliardo meno (raccontatelo a chi campa con 1200 euro al mese), la cosa interessante è che questo lancio di agenzia ci spiega con che soldi pensano di riuscire a pagare i debiti:

(AGI) - Dubai, 25 mar. - Dubai World ha chiesto fino a 8 anni ai suoi creditori per il rimborso dei suoi 26 miliardi di dollari di debiti. Il gruppo ha proposto l'emissione di due tranche di nuovi debiti con maturazione tra i 5 e gli 8 anni.


Con altro debito.

Già.

(Ehi, guarda, una capretta)



L’intreccio del terrorismo mediorientale

Dubai è stato l’epicentro di un altro grosso e spinoso e complicato intreccio che coinvolge Israele ed il rapporto tra Israele e Palestinesi.

Gli affezionatissimi scorrettamente informati ricorderanno il losco caso dell’assassinio di un combattente palestinese messo in atto dal Mossad sul territorio di uno stato indipendente e sovrano, Dubai appunto.

In pratica, il 20 gennaio 2010, 26 agenti segreti israeliani sono entrati a Dubai con passaporti falsi, hanno preso alloggio nell’hotel dove risiedeva un alto papavero di Hamas e lo hanno assassinato, per poi dileguarsi come se niente fosse.

Qui la storia completa, da luogocomune .

Fatto sta che tra telecamere ed incroci di dati ed assenza di coperture e collusioni ad alto livello nello stato ospitante, stavolta il pentolone è scoppiato e l’operazione sporca del Mossad è saltata fuori.

Proteste immediate di Dubai che ha indicato subito, con dovizia di dettagli, la responsabilità israeliana dell'operzione coperta venuta male.


L’intreccio europeo

Le ripercussioni si sono fatte sentire fino a Londra e Parigi e sembra che stia incrinando la ferrea alleanza angloisrealiana.

Già, perchè una buona parte dei passaporti falsificati appartenevano ad ignari cittadini britannici.


Una specialità israeliana, come ci ricorda questo link sulla losca vicenda del maldestro tentativo di agenti del Mossad di procurarsi passaporti neozelandesi nel 2004.

Londra ha dimostrato un minimo di senso di responsabilità ed ha reagito come si conviene.

I media inglesi riportano infatti la notizia dell’espulsione di un diplomatico israeliano dall’Inghilterra. L’identità è sconosciuta, ma secondo i giornali si tratterebbe del “responsabile del Mossad a Londra”. Nientemeno.

Ci informa sempre AGI :

Il ministro degli Esteri britannico, David Miliband, ha spiegato che vi sono "ragioni fondate" per credere che Israele sia responsabile per l'utilizzo dei documenti e ha annunciato di aver chiesto al governo dello Stato ebraico che non si ripetano piu' episodi analoghi.

Il capo del Foreign Office e' stato chiaro: "I documenti sono stati copiati da un passaporto britannico con una operazione altamente sofisticata", e questo indica "che dietro c'e' un governo".

Chissà quale... e da Virgilio

il Soca, Serious Organised Crime, agenzia britannica contro il grave crimine organizzato, in un recente rapporto citato dal quotidiano Guardian, punta il dito contro le autorità israeliane.

Secondo l'agenzia, che ha condotto un'indagine di quattro settimane, i passaporti potrebbero essere stati clonati al momento del controllo al varco d'ingresso dell'aeroporto internazionale Ben Gurion di Tel Aviv o negli uffici esteri della compagnia aerea israeliana El Al.

"Non possiamo esserne certi, ma le prove mostrano che i momenti in cui i passaporti possono essere stati clonati sono durante il controllo della polizia doganale israeliana o all'estero, quando sono stati consegnati nelle mani di funzionari israeliani", afferma il rapporto.

Tanto che il Foreign Office ha emesso un avvertimento ai viaggiatori diretti in Israele:

"I dati del vostro passaporto potrebbero essere captati per usi impropri mentre il documento è fuori del vostro controllo. Il rischio c'è soprattutto per passaporti senza dati biometrici", si legge nell'avviso online.

"Raccomandiamo che diate il vostro passaporto a terzi inclusi i funzionari israeliani soltanto quando ciò è assolutamente necessario".

Ieri, il ministro degli Esteri britannico, David Miliband, intervenuto in Parlamento, ha detto che dall'indagine è emerso che ci sono "decisive ragioni per ritenere che Israele sia responsabile" della falsificazione dei passaporti.


La risposta dell’ambasciatore israeliano a Londra non si è fatta attendere:

Le relazioni tra Israele e il Regno Unito sono di importanza reciproca ed e' per questo che siamo delusi dalla decisione del governo britannico".

Non è ben chiaro cosa ci guadagni Londra dalla relazione con Israele, ma questo è un altro discorso.

Anche Australia, Francia, Germania e Irlanda hanno aperto inchieste sui passaporti contraffatti .

Ed oggi anche la Francia ha annunciato di aver aperto una inchiesta sull'uso dei documenti falsi.



L’intreccio Israeloamericano

Gli USA non sono in una bella situazione, si sa.

Sono impantanati in una guerra che sta per compiere 10 anni in un paese ed ha compiuto 7 anni nell’altro. Il costo di finanziare le due missioni è altissimo, e la situazione in casa sul versante economico è drammatica.

Detto in modo molto pratico, se almeno le due guerre avessero portato un vantaggio economico di qualche natura la situazione sarebbe stata meno drammatica.

Invece, niente di fatto.

Il problema è che le forze di occupazione angloamericane non hanno l’appoggio della popolazione civile. Forse se distribuissero pane anzichè pallottole la situazione sarebbe più favorevole, ma si sa: si fa prima a distruggere che a costruire.

L’elemento pivot è dunque l’appoggio della popolazione civile. Che pero' è araba e musulmana, per lo più, e non vede di buon occhio quello che sta succedendo in Israele.





Ed il sostegno totale, sistematico ed organizzato di Washington alla politica ed alla strategia israeliana, unito al più totale disprezzo della causa palesinese, come è naturale pensare, contribuisce a rafforzare l’odio delle popolazioni locali nei confronti delle forze di occupazione.

Ora a Washington, con un’economia dissestata nazione allo sbando ed in vista del “si salvi chi puo’”, l’influenza della nota lobby potrebbe anche iniziare ad essere messa in discussione.

Proprio ieri, Benjamin Netaniyahu, prima di incontrare Barack Obama, dichiarava
«Gerusalemme è la capitale di Israele »

Da terranews

Questo è quanto ha ribadito ieri da Washington il premier israeliano prima di incontrare il presidente Barack Obama.

Nessuna marcia indietro quindi sul progetto di costruzione di 1.600 nuove abitazioni a Gerusalemme est, la zona araba, ignorando così le richieste della comunità internazionale, Stati Uniti in testa, per riavviare i negoziati di pace.

E da Rinascita.eu

Se gli americani sostengono le richieste irragionevoli presentate dai palestinesi in merito a un congelamento degli insediamenti a Gerusalemme - aveva dichiarato il leader del Likud a margine del colloquio - il processo politico rischia di essere bloccato per un anno”.

Nel corso dell’incontro tra i due, poi, dalla municipalità di Gerusalemme è arrivata l’ennesima provocazione: il via libera definitivo alla costruzione di altre 20 abitazioni ebraiche a Gerusalemme est, in un luogo dove al momento si trovano le rovine di un vecchio hotel palestinese.

Un’iniziativa che oltre tutto fa parte di un progetto ancora più ampio e nel quale è prevista l’edificazione di altri 80 appartamenti e di un parcheggio multilivello.



Oltre a 1.600 case nel quartiere ebraico ortodosso di Ramat Shlomo, oltre alle 20 già autorizzate, Israele ha in progetto altre 80 abitazioni nel quartiere arabo di Sheikh Jarrah, dove ogni settimana si svolgono manifestazioni di protesta per gli sfratti dei palestinesi e le demolizioni delle loro case.

Qui un approfondimento sulle demolizioni delle case a Gerusalemme Est


Fatto sta che l’incontro tra Netanyahu e Barack Obama è durato molto poco, a differenza del solito.

I due si sono visti a porte chiuse e l’incontro si è svolto in due fasi, un’ora e mezza la prima e circa trenta minuti la seconda.

Pare che Netanyahu sia dovuto uscire dall'incontro per parlare con il suo team. Segno che la discussione non andava perfettamente bene.

I due leader non sono mai stati visti insieme, al termine dell’incontro Obama si è ritirato all’interno della Casa Bianca mentre il primo ministro israeliano si è allontanato con la sua auto.

Niente photo opportunity, niente comunicato congiunto.

E’ questo, a nostro avviso, un segno di incrinatura nella ferrea alleanza Israele-USA-UK.

Cosa succederà alla crepa, dipenderà da quanto è potente negli USA la nota lobby.


Ciliegina sula torta, Parigi

La Francia deplora la recente decisione della municipalita' di Gerusalemme di dare il proprio via libera alla costruzione di una colonia di 20 alloggi nel quartiere Sheikh Jarrah'': sono le parole del portavoce del ministero degli Esteri francese, Bernard Valero. ''La Francia - ha aggiunto - come il resto della comunita' internazionale, non riconosce l'annessione di Gerusalemme Est e condanna ogni decisione che pregiudica il suo statuto finale
dal Corriere.


Ci sarebbero ancora alcune notizie economiche, ma di sicuro non saranno sfuggite agli affezionati lettori le news sul crollo degli acquisti di case nuove negli USA al minimo storico, che fa il paio con la notizia sulla caduta dell'indice delle case esistenti di cui avevamo dato notizia.

A presto e saluti felici

Felice Capretta

mercoledì 24 marzo 2010

GEAB 43 - le 3 sequenze della fase di dislocazione geopolitica globale - parte II

Eccoci alla seconda parte del GEAB, se avete perso la prima parte del GEAB 43 si trova qui.

GEAB n.43. Le 5 sequenze della fase di dislocazione geopolitica globale 2009-2013 (Bollettino Leap, traduzione di G.P. da http://conflittiestrategie.splinder.com/post/22404276#more-22404276 )

In questa fine di primo trimestre 2010, nel momento in cui sui fronti monetari, finanziari, commerciali e strategici, i segnali di confronto si moltiplicano a livello internazionale, mentre la violenza dello choc sociale della crisi si conferma nei grandi paesi ed insiemi regionali, LEAP/E2020 è in grado di fornire una prima sequenziazione anticipatrice dello svolgimento di questa fase di smembramento geopolitico mondiale.

Ricordiamo che questa fase può essere un preludio ad una riorganizzazione duratura del sistema internazionale soltanto se, da ora alla metà di questo decennio, le conseguenze del crollo dell’ordine mondiale ereditato della seconda guerra mondiale e della caduta della cortina di ferro, vengono interamente tratte.

Quest'evoluzione implica in particolare una rifusione completa del sistema monetario internazionale per sostituire il sistema attuale fondato sul dollaro americano con un sistema basato su una valuta internazionale il cui valore deriva da un paniere delle principali valute mondiali ponderate dal peso rispettivo delle diverse economie.




Con la pubblicazione l'anno scorso in questo stesso periodo su una pagina intera del Financial Times, alla vigilia del vertice del G20 a Londra, di un messaggio avevamo segnalato in questo senso che “la finestra di lancio„ ideale per tale riforma radicale si situava tra la primavera e l'estate del 2009, chiusa la quale il mondo si sarebbe trovato nella fase di smembramento geopolitico globale alla fine del 2009 (1).

Il fallimento del vertice di Copenaghen nel dicembre 2009, che mette fine a quasi due decenni di cooperazione internazionale dinamica su questo tema, sullo sfondo di conflitti crescenti tra americani e cinesi e di divisione occidentale sulla questione (2), è un indicatore pertinente che conferma tale vaticinio dei nostri ricercatori.

Le relazioni internazionali si stanno nel senso di una moltiplicazione delle tensioni (zone ed temi) mentre la capacità degli Stati Uniti di svolgere un suo ruolo di condizionamento (3), o anche meramente “di padrone„ dei propri clienti, è evaporato ogni mese un po' di più (4). In questa fine di primo trimestre 2010, si può in particolare sottolineare:

  • il deterioramento regolare delle relazioni sino-americane (Taiwan, Tibet, Iran, parità Dollaro-Yuan (5), caduta degli acquisti di buoni del tesoro US, conflitti commerciali multipli,…)
  • i dissensi transatlantici crescenti (Afganistan (6), NATO (7), contratti fornitori US Air Force (8), clima, crisi greca,…)
  • la paralisi decisionale di Washington (9)
  • l' instabilità senza tregua in Medio Oriente (10) e l' aggravarsi delle crisi potenziali Israele-Palestina e Israele-Iran
  • il rafforzamento delle logiche dei blocchi regionali (Asia, America latina (11) e Europa in particolare)
  • la crescente volatilità monetaria (12) e finanziaria (13) mondiale
  • la preoccupazione rafforzata sui rischi sovrani
  • la critica crescente del ruolo delle banche US associata ad una regolamentazione che mira a regionalizzare i mercati finanziari (1) . ecc.…

Parallelamente, a causa dell’assenza di una ripresa economica (15), si moltiplicano i conflitti in Europa mentre negli Stati Uniti il tessuto sociale è puramente e semplicemente smantellato (16).

Se il primo fenomeno è più visibile del secondo, tuttavia è il secondo ad essere più radicale.

Il controllo dei mezzi di comunicazione internazionale da parte degli Stati Uniti permette di mascherare le conseguenze sociali di questa distruzione dei servizi pubblici e sociali americani derivante da un impoverimento accelerato della classe media del paese (17).

E questa dissimulazione è resa tanto più facile, a differenza dell’ Europa, perché il tessuto sociale americano è atomizzato (18): debole sindacalizzazione, sindacati settorializzati senza rivendicazione sociale generale, identificazione storica della rivendicazione sociale con atteggiamenti “anti-americani„ (19),… il fatto è che in entrambe le sponde dell’Atlantico (Giappone incluso), i servizi pubblici (trasporti collettivi, polizia, vigili del fuoco,…) e sociali (sanità, istruzione, pensioni,…) sono in via di smantellamento, quando non sono puramente e semplicemente azzerati; che le manifestazioni (20), a volte violente, si moltiplicano in Europa mentre le azioni di terrorismo domestico o di radicalizzazione politica(21) sono sempre più numerose negli Stati Uniti.

In Cina, il controllo crescente di Internet e dei mass media è soprattutto un indicatore affidabile del nervosismo crescente dei dirigenti cinesi per quanto riguarda lo stato della loro opinione pubblica. Le manifestazioni sulle questioni della disoccupazione e della povertà continuano a moltiplicarsi, contraddicendo il discorso ottimista dei capi cinesi sulla condizione della loro economia.

In Africa, la frequenza dei colpi di Stato è salita dall’anno scorso.

Ed in America latina, nonostante cifre macroeconomiche piuttosto positive, l'insoddisfazione sociale alimenta i rischi di cambiamenti politici radicali, come si è visto in Cile.


L' insieme di queste tendenze sta formando molto rapidamente “un cocktail socio-politico esplosivo„ che conduce direttamente a conflitti tra componenti della stessa entità geopolitica (conflitti stati federati/stato federale negli Stati Uniti, tensioni tra Stati membri nell’Ue, tra repubbliche e federazione in Russia, tra province e governo centrale in Cina), tra gruppi etnici (aumento dei sentimenti anti-immigrati un po' dovunque) e ricorso al patriottismo nazionale o regionale (23) per incanalare queste tensioni distruttive.





Il tutto si sviluppa sullo sfondo di un impoverimento delle classi medie negli Stati Uniti, in Giappone ed in Europa (in particolare nel Regno Unito e nei paesi europei ed asiatici (24) in cui le famiglie e le Comunità sono le più indebitate). In questo contesto, LEAP/E2020 valuta che la fase di smembramento geopolitico mondiale si realizzerà secondo cinque sequenze temporali, che sono sviluppate in questa GEAB N°43, cioè:

  • 0. Avvio della fase di smembramento geopolitico mondiale - T4 2009/T2 2010
  • 1. Sequenza 1: Conflitti monetari e scosse finanziarie
  • 2. Sequenza 2: Conflitti commerciali
  • 3. Sequenza 3: Crisi sovrane
  • 4. Sequenza 4: Crisi socio-politiche
  • 5. Sequenza 5: Crisi strategiche

D'altra parte, in questo numero, il nostro team presenta gli otto paesi che sembrano più a rischio della Grecia in materia di debito sovrano, avanzando la sua analisi dell’evoluzione post-crisi dell’economia finanziaria rispetto all'economia reale. Infine, LEAP/E2020 presenta le sue raccomandazioni mensili (valute, attivi,…), tra cui alcuni criteri per una lettura più affidabile delle informazioni nel contesto particolare della fase di smembramento geopolitico mondiale.



0) L'inizio della fase della dislocazione geopolitica globale: Q4 2009/ Q2 2010

(Grazie a Markozu di Informazionescorretta per la traduzione da questo punto in poi)


Passo1: controversie monetarie e shock finanziari – Q1 2010 / Q4 2012

“Guerre valutarie” causate da svalutazioni competitive, interventi aggressivi nei mercati valutari, fabbricazione di notizie ed informazione per spingere correnti speculative in una determinata direzione, …


Il recente attacco speculativo all'Euro, portato a termine dagli hedge funds e dalle banche di investimento di Wall Street e dalla City di Londra con il pretesto del debito Greco, non e' altro che un primo passo in una serie di controversie monetarie che aumenteranno negli anni a venire.

La lotta Cinese-Americana sul cambio Yuan-Dollaro sara' il “nodo centrale” in questo confronto monetario internazionale.



La Sterlina Inglese sara' la vittima che cadra' a partire da ora entro l'estate 2010, dopo l'elezione generale che probabilmente lascera' il Regno Unito in una situazione tipo Grecia: il riconoscimento forzato post elettorale sullo stato delle finanze pubbliche che sono in realta' infinitamente peggiori di quanto annunciato all'inizio della crisi.

La Svizzera gia' opera una politica di svalutazione competitiva nei riguardi dell'Euro, gestita dalla Banca Centrale Svizzera.

Queste “guerre valutarie” si svolgeranno nell'ambito dei flussi di capitale e faranno in modo che un numero di paesi crescente, in particolar modo i paesi emergenti, seguano l'esempio del Brasile nell'imporre controlli sugli scambi di capitale che entra nel paese in modo da evitare speculazioni sul cambio della propria valuta.

Il FMI, gia' indebolito nel 2009 dalla creazione di una sorta di FMA (Fondo Monetario Asiatico), viene sempre piu' marginalizzato, con una chiara dichiarazione dei paesi dell'Euro zona dai quali viene “vietato” in Eurolandia.

Il tradizionale strumento di influenza di Washington, il FMI, sembra essere limitato sempre piu' ai paesi nell'orbita geopolitica diretta di Washington nonche' ai paesi piu' poveri; un altro segno dello scioglimento dei nodi geopolitici in queste ultime decadi passate.

Il crescente sospetto sui motivi precisi delle banche di investimento di Wall Street (tra le quali il ruolo nella crisi Greca, altamente sospetto della Goldman Sachs e' un esempio perfetto) ha equamente causato la sua esclusione da un numero crescente di accordi monetari e finanziari.

Cosi', nel 2009, c'e' stata una sola banca di investimento Statunitense tra le prime dieci a gestire l'assicurazione del debito nazionale di paesi Europei (ed era in ultima posizione); mentre negli anni precedenti le banche Statunitensi occupavano meta' della lista.

Infine, tutte queste controversie monetarie destabilizzeranno il mercato degli US Treasury Bonds e di tutti gli asset denominati in dollari poiche' essi riflettono un dubbio crescente, specialmente dei governi in Europa, Asia ed America Latina nei riguardi della moneta Americana e dei suoi giocatori, pubblici e privati.

(segue a breve la terza parte con le altre fasi)

Saluti felici

Felice Capretta


(per le note potete fare riferimento al post originale di conflittiestrategie)

lunedì 22 marzo 2010

Alla conquista del Brasile e 7 anni di guerra in Iraq

Gli affezionatissimi lettori di lingua portoghese, come gli affezionati di lingua italiana, saranno lieti di scopirire che da alcuni giorni Informazione Scorretta ha un blog gemello di lingua portoghese!

Si chiama - guarda caso - Informaçao Incorrecta, è curato dall'affezionato lettore Massimo, e riprende la maggior parte dei nostri post, più alcuni altri interventi presi da altri siti/blog italiani ed aggiunge altri contenuti originali con un focus più locale.

Il Brasile è nostro!

Potere caprino!

Già... :-)


Deliri ovini a parte, è un'ottima occasione per avere uno sguardo più ampio ed informazioni di qualità da un mondo grande centinaia di milioni di persone e forse un po' troppo spesso sottovalutato dai media locali.

A tal proposito, rilanciamo con piacere uno degli ultimi post, tradotto gentilmente dallo stesso autore in italiano in esclusiva per Informazione Scorretta.


Il prezzo del rame crolla

Puó non apparire come una cosa grave agli occhi di molti fra noi, tuttavia per l'economia cilena la notizia non é affatto buona. Il Cile, infatti, é il primo produttore mondiale di tale metallo che, da solo, rappresenta il 35% delle esportazioni del paese.

Logico, quindi, che i destini del rame siano osservati con una certa preoccupazione dalle rive del Pacifico.

Ieri il prezzo é caduto del 2,61% alla Borsa dei Metalli di Londra, chiudendo a 3,02 USD la libbra, il valore piú basso raggiunto negli ultimi mesi.
(NDFC 23/3/2010 : errata corrige, grazie agli affezionati lettori per aver segnalato l'errore: la quotazione a cui fa riferimento questa news risale al 2 Febbraio 2010 e non al 21/3. Ci scusiamo con i lettori)

Secondo Juan Alberto Molina, della Contexto Consultores, la caduta rappresenta la reazione all'annuncio del presidente americano Barak Obama circa la fine delle misure di aiuto per l'economia nord americana.

In parole povere, Obama ha affermato che le imprese dovranno funzionare senza iniezioni di denaro pubblico (definite eufemisticamente "stimoli fiscali") ed il mercato ha reagito d'immediato con una contrazione.

Ed ora la seconda notizia.



L'India progetta il proprio ingresso nel settore minerario cileno

Prima la Cina, adesso l'India.

Il gigante asiatico dimostra interesse nello sviluppo della propria partecipazione nell'industria estrattiva cilena, come giá fatto da Pechino. Per questa ragione una comitiva pubblico-privata liderata dalla vice ministro delle Risorse Minerarie, l'indiana Santha Sheela Nair, si é riunita oggi con l'omologa cilena, Veronica Baraona, rappresentante di Codelco, Cochilo, Sernageomin e Enami, per discutere accordi di cooperazione in materia di sfruttamento minerario, e per promuovere joint-venture nello stesso settore ma inerenti mine cilene ed indiane.

Secono la ministra cilena, "questo incontro permettera il rafforzamento dei rapporti con una delle economia con maggiore dinamismo e crescita a livello mondiale, per quale ci si aspetta un considerevole aumento di richiesta di rame come di altri beni nel corso dei prossimi anni."

Allo stato attuale non si ha registro di capitali cileni in imprese indiane, mentre l'equazione inversa sembra essere ben piú promettente: l'indiana JSW Steel (del gruppo Jindal) giá nel 2005 ha stretto una joint-venture con la Mineira Santa Fé.

Grazie dunque e in bocca al lupo ad Informaçao Incorrecta!


In attesa degli altri pezzi del GEAB, aggiungiamo un paio di notizie sconosciute ai più come benvenuto del lunedì mattina:


Chapter11 per Blockbuster, 1 mld debiti

Blockbuster, nato nel Texas 25 anni fa, con 6500 punti vendita nel mondo, si avvia alla bancarotta. Internet e la pirateria digitale ne hanno segnato la sorte, ci informa Itespresso.it .

Sempre a cercare le responsabilità altrui, diciamo noi.

Ma andiamo oltre:

Il colosso del noleggio di film è vicino al Chapter 11 (Capitolo 11) e arriva dopo che è stato certificato un miliardo di dollari di debiti.

La situazione di Blockbuster già lo scorso aprile sembrava così grave da rischiare la bancarotta. Ma poi Blockbuster, dopo accordi con il produttore di tv Vizio e il produttore di videoregistratori digitali TiVo, aveva tentato il rilancio con Samsung: Blockbuster OnDemand doveva essere parte integrante delle nuove tv Hd Samsung, degli Home Theater Systems e dei lettori Blu-ray della società sudcoreana.


La responsabilità è davvero di Internet e della pirateria? Gli affezionati lettori scaricofili devono sentirsi in colpa?

Premesso che sentirsi in colpa serve solo a farsi del male, e non serve a far stare meglio nè con se' stessi nè con gli altri, a nostro avviso tutto cio' che ha un inizio ha una fine, e Blockbuster sta vedendo un periodo di difficoltà che prima o poi lo porterà alla fine.

La responsabilità di questo ricade su una serie di cause, tra cui c'e' anche la pirateria digitale, ma la prima in assoluto è, a nostro avviso, lo scempio artistico delle pellicole presenti sul mercato e successivamente da blockbuster.

Troppe volte siamo usciti dal cinema o abbiamo riportato un dvd da blockbuster con la sensazione di essere stati truffati.

Sulla copertina, scritte invitanti come "il miglior film dell'anno", "divertentissimo", "un capolavoro". Dentro, stupidaggini pacchiane indegne di entrare nel nostro lettore dvd. Questo puo' capitare una volta, o due, ma se capita regolaremente e sistematicamente allora si tratta di truffa regolare e sistematica.

E a quel punto uno non ci va più, o almeno ci va una volta ogni tanto.

In un certo senso, forse è proprio questo cio' che ha portato al chapter 11 l'acclamato leader mondiale del noleggio di film.

Che poi, a ben pensarci, buona parte del mondo funziona così.

Ahem.


E per concludere la rassegna,


Iraq, 7 anni di guerra


Sabato 20 marzo quasi nessuno ha festeggiato 7 anni di guerra in Iraq.

In questi 7 anni ne abbiamo sentite di tutti i colori: guerra preventiva, guerra di liberazione, guerra per portare le democrazia, guerra per rimuovere un pericoloso dittatore, e infine sempre la migliore: guerra per la pace.

Fatto sta che 7 anni sono un po' troppi per qualunque di queste guerre.

Forse se la chiamavano guerra di occupazione era più immediato e soprattutto era più vero.

Saluti felici

Felice Capretta


ps: corretta svista al post sulla moneta forte o debole. Grazie FG per la segnalazione.

Pps: stiamo testando gli annunci Adsense. Fateci sapere cosa ne pensate entro i prossimi 6 giorni, abbiamo aperto un sondaggio per questo in alto a destra.

giovedì 18 marzo 2010

GEAB 43 disponibile - prima parte

E' disponibile il GEAB 43.


La crisi segna la fine della preminenza della sfera finanziaria ed il declino della City e di Wall Street.

E’ con un approccio geopolitico, tanto quanto economico, finanziario e monetario, che il LEAP nel Febbraio 2006 annunciava l’imminente arrivo di quella che abbiamo chiamato “la crisi sistemica globale”. Questo medesimo approccio ora tende a confermare che, nel “mondo post-crisi”, l’economia reale sarà ancora una volta protagonista, mentre queste ultime decadi sono state sengate da una economia virtuale nel settore finanziario che era al centro degli affati.

Nel considerare, nel 2006, che la crisi attuale stava per diventare una “crisi sistemica globale”, abbiamo voluto mostrare che l’evento ha rispecchiato il crollo del mondo così come lo conosciamo dal 1945, nella sua forma centrata sull’Ovet, ereditata dalla Seconda Guerra Mondiale e rinforzata dalla caduta della cortina di ferro nel 1989.

Le modalità finanziarie, economiche, monetarie, sociali, politiche e strategiche che prenderanno piede durante le varie fasi di questa crisi sistemica saranno solo espressioni di un cambiamento geopolitico di propozioni storiche.

Gli sviluppi che ci sono stati dal 2006 sembrano mostrare, infattti, che questa rottura richiede un’esame più approfondito da parte nostra rispetto a quanto inizialmente previsto. E’ ora probabile che stiamo soffrendo lo shock della fine di un periodo che è iniziato 200 o 300 anni fa, con l’avvio del dominio globale europeo e la nascita del dominio finanziario globale del blocco anglosassone.

Un anno fa abbiamo dettagliato nel GEAB un insieme di segnali che indicavano l’uscita da questo periodo di riferimento secolare. Per i lettori più recenti proponiamo un riassunto:


  • 2) Nel 2008, la Caisse des Depots, il braccio finanziario dello stato francese dal 1816 sotto qualsiasi forma di governo (monarchia, impero, repubblica) ha patito la sua prima perdita annuale in 193 anni.
  • 3) In Aprile del 2009, la Cina è diventata il principale partner commerciale del Brasile. Due secoli fa, la Gran Bretagna mise fine a tre secoli di egemonia portoghese, e gli USA hanno sostituito la Gran Bretagna all’inizio degli anni 30.
4) La percentuale di Cina e India tra le economie mondiali, dopo una caduta costante della fine del 18esimo secolo in poi, è tornata a crescere negli ultimi 20 anni, e molto rapidamente. Sono essenzialmente economie “reali”. Il loro ritorno in forza marca automaticamente una espansione dell’economia reale in confronto alla economia finanziaria virtuale (in particolare quella americana)


L’inversione di trend di lunghissimo periodo che si sta ora verificando si accompagna al crollo della più recente bolla che si è formata progressivamente dagli anni 70 e che si puo’ intitolare “Gli eccessi degli ultimi giorni dell’impero”. Sapendo che una crisi epocale è una formidabile contrazione temporale, i cambiamenti che normalmente avvengono in decadi, o secoli, possono avvenire in pochi anni.

Dall’inizio del 2008 di una serie di fallimenti dei giganti di Wall Street, e dai salvataggi da parte del governo americano dei rimanenti, stiamo ora testimoniando il crollo delle due ancore della bolla finanziaria mondiale: New York e Londra, al cuore della rete di azioni, bond, mercati, agenzie di rating, media internazionali di finanza. Gli altri centri finanziari sono di scarsa importanza se confrontati con questi due giganti.

Questi due centri dell’impero anglosassone, Londra “alto regno” e New York “basso regno”, si stanno dividendo davanti ai nostri occhi:

Londra esiste solo grazie all’enorme supporto diretto del governo inglese. Senza i soldi del contribuente inglese, i paramenti della City sarebbero scomparsi nel 2008. (KPMG ha confrontato la tassazione degli istituzioni finanziarie in 8 centri finanziari mondiali. Il risultato è chiaro: in un solo anno Londra è caduta dal 4° all’ultimo posto per un bancario con famiglia, ed al sesto posto per un bancario single)

New York è ugualmente sotto terapia governativa, e sopravvive solo alla politica di denaro a costo zero che la Fed ha continuato a perseguire negli ultimi 2 anni, insieme alle migliaia di miliardi di mutui cartolarizzati che (sempre la Fed) ha acquistato per evitare il crollo totale dell’intero mercato immobiliare commerciale degli USA. Come nel Regno Unito, il 2010/2011 segnerà la fine di queste politiche, portando Wall Street ad una nuova fase di debolezza.

Infine, la “ragion d’essere” geopolitica di questa bolla è entrata nella fase terminale. Infatti, questo settore finanziario mondiale ha iniziato la sua crescita negli anni 70 (si veda il grafico sotto)in parte a causa della decisione americana di lasciare il dollaro fluttuare e in parte a causa della necessità di riciclare gli enormi surplus finanziari delle nazioni produttrici di petrolio.





Questo è stato il primo segnale che gli USA non erano più in grado di reggere il ruolo di sostenitori dell’ordine mondiale che si sono guadagnati nel 1945, che ha marcato l’irresistibile crescita dell’economia virtuale. Per mantenere questa invenzione più lontana possibile dall’economia reale, gli USA hanno spontaneamente facilitato la comparsa di nuovi player, strumenti finanziari e prodotti, che hanno consentito che la nicchia si trasformasse in una bolla.

Da questo punto di vista, l’accelerazione degli sviluppi di cui la crisi è contemporaneamente il simbolo ed il catalizzatore, sta contribuendo a far scoppiare la bolla dell’economia virtuale , provocando debolezza in tutti gli elemente che hanno consentito che esistesse e si sviluppasse.

Seconda parte qui


Saluti felici

Felice Capretta

lunedì 15 marzo 2010

Meglio moneta forte o debole? Yuan, Dollaro e la voce grossa di Pechino

Meglio moneta forte o debole? Yuan, Dollaro e la voce grossa di Pechino

Wen Jiabao, premier cinese, respinge le richieste ventilate da Barack Obama la scorsa settimana e rifiuta di prendere in considerazione la possibilità di rivalutare lo Yuan.

Detta così, sembra effettivamente una notizia che merita di essere confinata tra le notizie economiche, prive peraltro di alcuna relazione con la vita “reale”.

Risulta invece che la conclusione di mantenere stabile il tasso di cambio, e mantenere uno Yuan debole sul mercato delle valute, ha implicazioni grandi e consistenti per le economie di tutto il mondo – ed in ultima analisi, anche per gli affezionati lettori.

Forse sarebbe stato utile dedicare un po’ di spazio a questa notizia e corredarla di alcune informazioni utili a comprenderne la grandezza e la portata. Vediamo allora un approfondimento sul tema delle valute. E’ meglio una valuta forte o una valuta debole?


Moneta forte vs. moneta debole

Solitamente, la maggior parte delle persone che vivono in una nazione ed adottano una moneta, sono felici quando la loro moneta si rafforza e sono tristi quando la loro moneta si indebolisce.

La questione è per lo più meramente emotiva: siamo contenti quando siamo forti e le nostre cose sono “forti”, siamo tristi quando siamo deboli e le nostre cose sono “deboli”.

La realtà è leggermente diversa.
E si puo’ raccontare in breve e facilmente, anche a gesti caprini.


Cosa significa “moneta forte”?

Per iniziare semplifichiamo molto le cose. Immaginiamo un mondo in cui esistono solo due stati con due monete: l’Euro (EUR), e il Dollaro del Resto Del Mondo (RMD).

Esiste nel mondo solo un tasso di cambio, è tra EUR e RMD, e fluttua sulla base dell’andamento di mercato.

La sua fluttuazione è determinata dalle variabili che determinano i tassi di cambio, scelte delle banche centrali comprese. Comunque, nel lungo periodo, possiamo dire che più l’economia europea è solida, stabile, sicura ed in crescita continua, più l’EUR si apprezza sul RMD e più diventa “forte”.

Supponiamo, sempre per semplicità, che all’inizio dell’anno le due monete siano in rapporto 1:1. Con 1 EUR si compra 1 RMD e viceversa.

Con il passare dei mesi, l’economia europea diventa più florida e più stabile, mentre nel resto del mondo cresce la disoccupazione e l’economia rallenta. Il mercato dei cambi riflette questo fenomeno e, dopo un anno, il tasso di cambio tra EUR e RMD passa a 1:2, vale a dire che con 1 EUR si comprano 2 RMD, mentre viceversa ci vogliono 2 RMD per comprare 1 EUR.

L’EUR è ora più forte.

I cittadini dovrebbero essere contenti. Ma è davvero così?


Le conseguenze della moneta forte


Per i cittadini, effettivamente le cose sono più interessanti.

Chiunque vada all’estero si sente ricco sfondato rispetto all’anno precedente, perchè la sua moneta vale il doppio di quella del resto del mondo. Oppure, che è la stessa cosa, i prezzi del resto del mondo sono scontati del 50%.

Allo stesso modo, tutto cio’ che viene importato in Europa ed è prodotto fuori dall’Europa diventa estremamente conveniente per gli europei.

Pensate, per esempio, alla Coca Cola prodotta nel Resto Del Mondo: 1 lattina = 1 RMD = 1 EUR. Dopo un anno, 1 lattina = 1 RMD = 0.5 EUR....! Ancora una volta, sconto 50%. E lo stesso vale per le auto prodotte all’estero, le materie prime per le imprese, .....

Tutti vantaggi?

Non è detto.

Pensate alle imprese che producono in Europa ed esportano nel Resto Del Mondo.

Per loro l’effetto è esattamente l’opposto: i loro prodotti, sui mercati di sbocco del Resto del Mondo, improvvisamente costano il doppio per i consumatori finali!

Si trovano così ad affrontare una crisi senza precedenti, con i loro consumatori che non hanno abbastanza soldi per acquistare i prodotti europei che amano. Minore produzione, minore margine, posti di lavoro persi, aziende che chiudono.


Le conseguenze della moneta debole

Ora immaginate una tavola bianca.

Fatta pulizia?

Bene. Immaginate di essere di nuovo in un mondo con due sole valute.

E immaginate che dopo un anno dalla partenza, l’economia euopea e che, dopo un anno, accada il contrario dell’ipotesi precedente. 1 EUR = 2 RMD.

Con la moneta debole, le conseguenze sembrano essere drammatiche per i consumatori, ma anche per le imprese.

Tutto cio’ che viene importato dall’estero costa il doppio, dalla Coca Cola alle scarpe prodotte in Turkmenistan, con la spiacevole conseguenza che tanti prodotti non ce li possiamo permettere.

Anche le materie prime per le imprese, come tutti i prodotti importati, costano il doppio.

Immaginate il prezzo della benzina e tutti i beni che risentono del petrolio, in pratica si ha un aumento generalizzato dei prezzi, o, in una parola: inflazione.

Tutti svantaggi?

Non è detto.

Pensate alle imprese esportatrici.

Per loro, l’effetto è esattamente l’opposto: i loro prodotti diventano molto più convenienti sui mercati di destinazione e vanno letteralmente a ruba. Queste aziende vivono un vero boom di esportazioni e prosperano, innescando così crescita economica, occupazione e crescita dell’economia.

Un flusso costante di valuta pregiata entra nelle casse degli europei.

E questa, per chi l’ha riconosciuta, è una parte della storia del boom del Made in Italy, che, se ci pensate, si verificava negli stessi anni in cui l’inflazione era a due cifre e andare all’estero era una cosa da ricchi.

Anche all’interno le conseguenze potrebbero non essere così drammatiche: la domanda di scarpe da tennis rimane ma non puo’ essere soddisfatta dall’estero, ragion per cui è lecito aspettarsi che qualche europeo si inventi scarpe da tennis realizzate interamente con prodotti europei (che non risentono del tasso di cambio), che remunerano produttori europei, destinati solo al mercato europeo.

Una situazione, questa, non esattamente protezionista, ma comunque utili al mercato interno.

E così via per altri prodotti, con la possibilità di avere ricadute positive anche sul proprio mercato interno.



Meglio moneta forte o moneta debole?

Dipende.

Dipende dalla vostra economia, dipende da quanto la vostra economia dipende dalle esportazioni e da quanto il vostro territorio è ricco di materie prime.

Se siete un paese molto importatore e poco esportatore, con scarse materie prime, potrebbe essere più opportuno puntare su una moneta realtivamente forte.

Se invece siete un paese molto esportatore e relativamente poco importatore, con abbondanza di materie prime, dovreste preferire una moneta relativamente debole.

Il nostro paese è contemporaneamente un esportatore di prodotti di qualità ed un importatore di materie prime. La scelta non è facile, ma il miracolo del Made in Italy con una lira svalutata ci dice che, probabilmente, avremmo più vantaggi che svantaggi da una moneta debole.

Peccato che la banca centrale che puo’ intervenire sulla forza della valuta italiana non è più la Banca d’Italia ma è la BCE, che ha altri obiettivi di politica monetaria rispetto agli interessi meramente italiani.

Pechino è un forte esportatore, ed è un paese che gode di abbondanza di materie prime (a parte forse petrolio e gas naturale, sui quali sta già stabilendo accordi di lungo periodo, a prezzo predeterminato e fissato, pagando tra l’altro in dollari). Naturale che abbia interesse ad avere una moneta debole.

Ah, per chi non lo sapesse, il cambio Yuan – dollaro è fissato dal governo cinese.


Pechino e lo Yuan debole

Ora torniamo all’affermazione di Pechino: lo Yuan non è sottovalutato e manterremo l’attuale tasso di cambio.

E’ chiaro che Pechino ha tutto l’interesse a mantenere uno Yuan artificialmente debole.

In questo modo le sue aziende esportatrici continueranno a prosperare, inondando il resto del mondo di prodotti cinesi a basso costo, continuando così a generare occupazione e ricchezza (dove vada poi a finire questa ricchezza, visto che i lavoratori cinesi sono pesantemente sottopagati, è un altro discorso..).

E infatti, per il premier cinese:

La politica monetaria di una nazione deve dipendere dalle sua situazione economica nazionale

Comprendo che alcuni paesi vogliano aumentare le loro esportazioni [...] non capisco la politica di deprezzare la propria moneta e costringere le altre nazioni a rivalutare le loro, credo che questo sia protezionismo


Ringhia e fa la voce grossa pechino...


Saluti felici

Felice Capretta

venerdì 12 marzo 2010

Lehman Brothers, crollo aiutato da JP Morgan e Citigroup

"Gioca al tiro al bersaglio dalla finestra e colpisce 15enne in gita scolastica"

Questo è un titolo che campeggia sulla home page del corriere mentre scriviamo.

"Il 39enne è stato trovato con una pistola tipo Beretta con un cilindro di gas co2 incorporato e 600 proiettili di metallo e 10 cilindri di co2. Sembra avesse problemi di droga".

Già. Sembra quasi che un tossicomane stesse costruendo la Famosa Bomba a Piombini e co2 di fabbricazione Iraniana.

Risulta invece che oggi chiunque puo' andare in un'armeria ed acquistare un'arma di libera vendita ad aria compressa che spara piombini di metallo. Solitamente si tratta di riproduzioni di armi note, come le Beretta. Di solito si acquista una confezione da 5 o da 10 bombolette di gas e uno o due pacchetti di piombini da 500 pezzi, cosa che la persona ha probabilmente fatto.

Il che, naturalmente, è diverso dal parlare di possesso di una pistola tipo Beretta con cilindo di gas incorporato e di 600 proiettili di metallo e 10 bombolette di gas.

Poi se uno è furbo come un mattone ben cotto e tira ai bambini anzichè al bersaglino di cartone, questo è un altro discorso.

Ma tant'è.

Il Corrierone, preso dal pubblicare la notizia del piombinatore folle e sembradrogato, manco fosse il famoso cecchino degli USA di qualche tempo fa, si è perso questa news interessante che invece proponiamo agli affezionati lettori di Informazione Scorretta.

Da bloomberg via swissinfo


Lehman Brothers: crollo aiutato da JPMorgan e Citigroup


NEW YORK - [...] La [...] bancarotta di Lehman Brothers è stata aiutata da JPMorgan e Citigroup che, chiedendo più collaterali e rivedendo gli accordi per l'offerta di garanzie, hanno contribuito a far precipitare la crisi di liquidità della banca.

Sono queste le conclusione è cui è giunto l'esaminatore della bancarotta di Lehman Brothers designato dalla giustizia americana, Anton Valukas, dello studio legale Jenner & Block, secondo il quale comunque i manager dell'istituto non hanno infranto i loro obblighi fiduciari nella supervisione di lehman anche mentre acquistava asset tossici.

In ogni caso la banca - riporta Bloomberg - ha ingannato il pubblico nascondendo transazioni fuori bilancio per mascherare il proprio leverage: l'ex amministratore delegato Richard Fuld, l'ex chief financial officer Erin Callan, l'ex vice presidente esecutivo Ian Lowitt e l'ex managing director Christopher O'Meara hanno certificato comunicati ingannevoli.

In nove volumi, oltre 2.200 pagine, Valukas illustra le conclusioni del suo lavoro durato oltre un anno e costato 38 milioni di dollari per verificare se banche come JPMorgan abbiano innescato la bancarotta o se Barclays abbia impropriamente beneficiato di questa.

Sulla banca inglese Valukas afferma: solo un "limitato ammontare di asset" di Lehman è stato "impropriamente trasferito a Barclays".

In 12 mesi Valukas ha intervistato oltre 100 persone, analizzato 10 milioni di documenti e oltre 20 milioni di pagine e-mail riguardanti Lehman.

Valukas giunge alla conclusione che la bancarotta di Lehman, la maggiore della storia americana, sia sta provocata dal fatto che la banca non aveva abbastanza liquidità e aveva perso la fiducia delle sue controparti.

JPMorgan e Citigroup hanno aiutato a far precipitare la crisi di liquidità, dalla quale Lehman è rimasta schiacciata.

"Le richieste di collaterali avanzate dai creditori di Lehman hanno avuto un impatto diretto sulla liquidità della banca. E la liquidità a disposizione di Lehman è un tema centrale del perché l'istituto è fallito".

Si chiude qui l'articolo di swissinfo.

Tradotto, mentre Lehman Brothers entrava in affanno perchè a secco di liquidità, Citigroup e JPMorgan le prosciugavano la liquidità rimasta, da cui il tracollo ed il fallimento.

Saluti felici

Felice Capretta

giovedì 11 marzo 2010

Grecia, sciopero generale e i maialini anticrisi del Corriere

Aeroporti chiusi.

Traghetti fermi.

Treni nelle stazioni, banche chiuse, ospedali fermi, scuole chiuse.

Ma dove sono tutti i greci?

Sono in piazza. Sciopero generale. Per dare il bentornato al primo ministro Papandreu che è appena rientrato dal suo viaggio tra Berlino, Parigi e Washington a rassicurare i creditori ed i detentori di interesse stranieri.

Prima pero' uno sguardo al Corrierone, che dalla sua home page dedica "la foto del giorno" alle proteste in Grecia con la seguente didascalia...


La foto del Corriere

"Maialini anticrisi - Manifestazione ad Atene contro il pacchetto anti-crisi da 4,8 miliardi di euro annunciato dal governo"

Questa la foto dei "maialini anticrisi"



i maialini anticrisi

Sembrano così carini. Roba da finire con una grigliata tra amici.


Le foto scorrette

Liquidata così la notizia degli scontri che oggi hanno infiammato la grecia, con la popolazione che, stanca e ferocemente incazzata fatta di lavoratori che non credono giusto accollarsi il costo della crisi, ha fermato la nazione con uno sciopero generale di protesta.

Risulta infatti che è scoppiato un grosso casino.
Forse sarebbe stato più utile dedicare spazio a foto come queste:



la caccia al maialino




la scelta del maialino grasso




la fase di affumicatura




la rosolatura a fiamma alta


Al Jazeera riporta che 200 poliziotti sarebbero passati dalla parte dei manifestanti, che hanno fronteggiato la polizia in consueto grembiulino antisommossa scherata a difesa del Parlamento.

Intervistato da Euronews, il portavoce di uno dei principali sindacati greci, Stathis Anestis ha dichiarato

Al nostro paese sono state imposte misure che sono socialmente ingiuste e colpiscono i lavoratori, riducendo i loro diritti.

Noi invece diciamo che la gente, con i suoi bisogni, viene prima del mercato.


Il pranzo è servito.

saluti vegetariani e felici

Felice Capretta

mercoledì 10 marzo 2010

Crisi a W e l'orgoglio del futuro italico

Notizie dal mondo: Lapo Elkann con una mano ferma la partita di basket NBA Lakers-Raptors.

Il video si trova facilmente in rete, lo linkiamo solo per l’impagabile sguardo di disprezzo rivolto dall’atleta al prode Elkann.

Dopotutto, mancava 1 minuto e 48 secondi e i padroni di casa conducevano di soli 4 punti. E la palla era nelle mani degli ospiti.

Commento del cestita a cui Elkann (definito "l'erede della Fiat, un playboy internazionale" da ESPN) ha rubato la palla:

Era un'azione importante, perche' era una partita punto a punto: ma che cosa voleva fare?

Concordiamo con la domanda.

Ed alzando gli occhi al cielo pensiamo al fantastico trio dei giovani rampanti italiani: Emanuele Filiberto, Pier Silvio Berlusconi, Lapo Elkann.

Uhm. Improvisamente sentiamo la mancanza di uno come Enrico Cuccia.

Forse sarebbe stato più utile dedicare un po’ di spazio all’interessante approfondimento di Nouriel Roubini, noto per essere uno dei pochi economisti che hanno anticipato la crisi dei subprime mentre il mondo occidentale affogava nel grasso della speculazione sulla bolla immobiliare.


Crisi a W


Da RGE Monitor riportiamo un interessante approfondimento sulla crisi a W che inizia a sembrare lo scenario più probabile per il prossimo futuro, nel bel mezzo di questa finta ripresa che molti hanno scambiato per ripresa.

Prima pero’ alcuni dati dal fronte dell’economia..


Istat: rivisto al ribasso il Pil 2009, -5,1%

Da corriere economia: è il dato peggiore di sempre. L’anno scorso il prodotto interno lordo corretto per gli effetti di calendario è diminuito infatti del 5,1%.

Lo rende noto l’Istat, nei «Conti economici trimestrali», spiegando che il 2009 ha avuto un giorno lavorativo in più rispetto al 2008 e rivedendo così al ribasso la stima provvisoria comunicata a febbraio che indicava un calo del Pil del 4,9% lo scorso anno. Il Pil non corretto per gli effetti di calendario, come comunicato dall’Istat il primo marzo, è diminuito del 5%.

La crescita acquisita per il 2010 è pari inoltre a -0,1% (ah, la crescita negativa, l'algebra applicata alla grammatica per fini linguistici! NDFC).

Lo comunica l’Istat spiegando che, se avessimo nel 2010 quattro trimestri su base congiunturale di crescita zero, il Pil quest’anno calerebbe dello 0,1%.

In pratica, si è lavorato più di quanto si pensasse e si è prodotto di meno.

Interessante che l'ISTAT abbia visto il calendario 2009 solo oggi. La curiosa svista ha avuto l'effetto è stato quello di portare il dato della distruzione di valore del 2009 al di sotto della soglia psicologia del 5%.

Ehi, guarda, una capretta.


UK, produzione manifatturiera giù a gennaio


da ANSA: Per la prima volta in 5 mesi, l'indice è tornato in negativo. Il dato è in controtendenza con le previsioni di un rialzo dello 0,2% avanzate dagli economisti. Su base annua, l'indice ha evidenziato una crescita dello 0,2%

In italia invece la produzione industriale a gennaio é cresciuta del 2,6% rispetto a dicembre 2009, mentre resta la diminuzione del 3,3% rispetto a un anno prima. Lo rende noto l'Istat, precisando che su base annua la variazione corretta per effetti di calendario fa registrare un aumento dello 0,1%. "Si tratta del primo dato tendenziale positivo dall'aprile del 2008" sottolinea l'Istat.

La media degli ultimi tre mesi è risultata invariata rispetto a quella dei tre mesi precedenti.


Germania: export crolla a gennaio, -6,3%

da Lagrandecrisi: Le esportazioni tedesche sono inaspettatamente crollate a gennaio, registrando un ribasso del 6,3% rispetto a dicembre 2009.
In quel mese l'indice era salito del 3,4%.

Il risultato e' in controtendenza con le attese degli analisti che si aspettavano un incremento dell'export dello 0,5%.

Su base annua, l'indice ha segnato un rialzo dello 0,2%. Le importazioni, sempre a gennaio, sono cresciute del 6% su base mensile.



Ora la parola a Nouriel Roubini.

Crisi a V, U & W

Un’ondata di dati economici poco rassicuranti nelle ultime due settimane suggerisce che l’economia americana nel 2010 si sta dirigendo – nel migliore dei casi – verso una crisi a U. Le notizie macroeconomiche, compresi i dati sulla fiducia dei consumatori, vendite immobiliari, nuove costruzioni ed occupazione, suggeriscono il concreto rischio di una discesa anche all’anemica crescita del 2.7% che RGE aveva previsto per il primo semestre.

Gli effetti positivi dello stimolo fiscale di dimensioni storiche vanno esaurendosi quest’anno e gli USA fronteggeranno nel secondo semestre un 1.5% al massimo di crescita, che sembra troppo vicino ad una recessione a W per sentirsi al sicuro.

(Questa non è una novità per gli affezionati lettori che ricorderanno il post "Crisi a W e l'ondata del debito pubblico" )

Questa non è il tipo di saggezza convenzionale.

Un aspro dibattito è in corso negli USA sul fatto che la ripresa economica sia a V (con un rapido ritorno alla crescita), a U (lenta ed anemica, sotto la pari, sotto il trend di crescita per i prossimi 2 anni), o a W (recessione double-dip).

Lo schieramento dei fautori della V comprende, tra gli altri, il gruppo di ricerca di JP Morgan.

Tra i teorici della U troviamo, tra gli altri, RGE Monitor, il gruppo economico di ricerca USA di Goldman Sachs e PIMCO, il più grande gestore di fondi di obbligazionari.

Nell'agosto del 2009, mi preoccupavo in un editoriale sul Financial Times del rischio di una recessione a W , anche se secondo i nostri studi il rischio di una crisi a W resta un evento a bassa probabilità (20%) contro una probabilità del 60% per una ripresa a U.


I recenti dati USA

Dall'ultima volta che abbiamo parlato di crisi a U o a V, il 22 Febbraio ad una conferza telefonica, un'ondata di dati macroeconomici americani sono divenuti disponibili.

Sono stati complessivamente scarsi, se non pessimi (alcuni li avevamo anticipati qui):

  • La fiducia dei consumatori è caduta
  • Le vendite di case nuove stanno crollando di nuovo
  • Anche le vendite delle case esistenti stanno crollando
  • Le costruzioni di residenziale e commerciale sono particolarmente bassi.
  • Gli ordini per i beni durevoli sono bassi (il che indica scarsa propensione ad investire, o incertezza del proprio presente: provate a chiedere al nostro amico della ferramenta da 24 euro per un mazzo di chiavi se pensa di acquistare da qui a un anno un bene durevole come un nuovo macchinario per fare altre chiavi, vi dirà che non ci pensa nemmeno o che non sa. Ecco spiegata la relazione tra indice dei beni durevoli e sensazione di sicurezza del presente, NDFC)
  • Il livello delle scorte è rimasto uguale (il che ci dice che le persone non spendono più di quel tanto. Pensate al salumiere che ha in magazzino mediamente 8 prosciutti: se improvvisamente si trova con 6 prosciutti anzichè 8 significa che i suoi clienti si sono messi ad acquistare molto più prosciutto di quanto non si aspettasse e ha fatto buoni affari. Viceversa, se si trova con una montagna di prosciutti in magazzino vuol dire che le persone non hanno soldi per comprare prosciutto, NDFC. Nel dubbio, il prosciutto di capra NON è buono, NDFC2).
  • L'indice ISM della produzione industriale, che pure indica un'espansione essendo sopra quota 50, è ora caduto di un paio di punti ed i corripondenti indici del livello della produzione e dei nuovi ordini sono in caduta
  • Le vendite di auto sono rimaste mediocri


Eurozona, caduta della domanda in arrivo?

La crisi del debito nella zona euro espone l'Europa ad un crescente rischio di depressione a W, a causa dell'ondata dell'austerity fiscale che si sta abbattendo sulle zone periferiche della zona euro.

Anche se la zona euro non entrerà in W, la crescita della domanda interna (ovvero della capacità degli europei di acquistare beni, NDFC) sarà limitata quanto quella degli USA, o forse di più.

Questo, per converso, sarà una potenziale minaccia all'esportazione degli USA (perchè se gli europei hanno meno soldi acquistano meno, acquisteranno meno prodotti europei ma anche americani, dal mac donald's & coca-cola ai format televisivi agli F-16, NDFC).

Resteranno i tagli alla spesa pubblica, la perdita di fiducia, e la minaccia presente della disoccupazione o del taglio degli stipendi nel settore pubblico, in aggiunta ad una contrazione del settore privato.

Una contrazione analoga potrebbe attendere anche il Regno Unito, a causa delle crescenti preoccupazioni sulla sostenibilità della politica fiscale e della minaccia di una crisi della Sterlina.


L'Europa quindi avrà serie difficoltà ad essere una fonte di domanda per le esportazioni USA, e potrebbe alimentare una caduta della domanda globale, contribuendo così alla minaccia di una crisi a W per le nazioni più ricche.

Si conclude qui l'analisi di Roubini.



Confidiamo nell'industria italiana, coraggiosamente guidata ed illuminata da Lapo Elkann e Pier Silvio Berlusconi per una solida e brillante ripresa al termine della crisi a W.

Uhm.

Saluti felici

Felice Capretta

martedì 9 marzo 2010

Una ferramenta italiana in Thailandia

Non troverete questa storia tra le notizie di oggi, i giornali sono impegnati a convincerci che è giusto buttare fuori una nazione indipendente e sovrana dall'Organizzazione delle Nazioni Unite, o meglio, da cio' che ne resta.

Forse per convincerci che sono cattivi e che è giusto bombardarli.

Dopotutto, sono un regime estremista che potrebbe avere armi nucleari e nel medio oriente questo e' una minaccia alla pace. Si parla di I......ran.

Già.

La storia che non troverete sui media oggi, dicevamo, sarebbe stata così facile da scrivere su un qualsiasi giornale. La potreste trovare anche semplicemente andando in edicola appena sotto casa.

Poco fa sono andato dal ferramenta a fare un mazzo di chiavi nuove.

E’ un negozio ben avviato in zona semicentrale.

Nell’andare al negozio, ruminavo nella cervice caprina che tutto sommato un negozio di ferramenta puo’ essere uno dei rari casi di business un minimo anticiclici, cioè uno che se la cava comunque quando gli altri vanno in crisi. Pensavo alle riparazioni, al materiale elettrico: quando ti si rompe un interruttore del termoventilatore da 40 euro e prendi 2000 euro al mese magari cambi il termoventilatore, ma se ti succede la stessa cosa e sei senza lavoro magari vai a comprare un interruttore dal ferramenta e cerchi di aggiustarlo da te.

E così via per pezzi di tubi, fili, cavi, prese e spine....

Vende anche piccole casseforti, anch’esse in parte anticicliche.

Assorto nei pensieri caprini, entro nella ferramenta passando dalla classica porta piena di adesivi. Il negozio è piccolo ma ben ordinato, mi accoglie il quarantenne figlio del proprietario, dall’accento so che sono lì dentro da sempre, uno di quei piccoli negozi “storici” del quartiere, che sono rimasti gli stessi nei decenni mentre tutto intorno l’edicola diventava via via parrucchiere, negozio di telefonia, fruttivendolo, massaggiatrici thailandesi, e infine carabattole cinesi.

A conferma della percezione caprina, il figlio del proprietario, che chiameremo Renato, mi rivolge due parole in dialetto locale.
Gli faccio subito capire con chi ha che fare spiegandogli che “conosco bene la nostra lingua”.

Subito inizia la conversazione, che scorre via serena per via della chiave che è un po’ consumata ma forse verrà ugualmente.

Poi entra Giorgio, persona distinta con una cartellina in mano, capelli bianchi, aspetto curato.
Si rivolge subito a Renato, che lo fa passare di là dal bancone.

I due iniziano a chiacchierare. Parlano di crisi, del negozio che ha appena aperto 30 metri più in là che vende le stesse cose al 30% del prezzo (manate caprine in fronte), che sono i cinesi che non sa come fanno e che è concorrenza sleale e che non è possibile lavorare così, non è possibile. E anche il rappresentante che è venuto ieri gli vanno male le cose, è disperato e non sa da che parte voltarsi, che non va bene così e non si riesce a tirare avanti.

Alla faccia dell’anticiclico, pensiero caprino. Ma a quel punto aveva catturato la mia attenzione e non sono riuscito a tacere.

Abbiamo parlato di crisi. Ed a quel punto a Renato è partita l’incazzatura e ha iniziato a raccontarmi che così non ce la fa, che è stanco, che è esasperato. Il suo amico in banca ha fatto i soldi veri tanti anni fa ma adesso non ha piu’ niente e dice che l’italia è messa male, e fra 5 anni, massimo 8, sarà messa ancora peggio, sarà peggio degli USA, lui che le cose le sa perchè conosce la finanza. E non c’e’ via di uscita.

Forse una via di uscita ci sarebbe... accenno io. Renato vira sul piano politico e mi chiede cosa dovrebbero fare i politici per cambiare le cose. Gli rispondo che l’inettitudine della classe politica attuale è assoluta, a destra e a sinistra, e che la politica non cambierà le cose.

Mi dà ragione e s’incazza ulteriormente, perchè è vero che i politici fanno solo i loro interessi e ci trattano come pecore da tosare e poi macellare, e ci trattano a calci in culo, e anche i vigili, i vigili urbani, la polizia locale fa le multe a mio papa’ che è entrato in negozio un attimo per cambiarsi e non fa le multe ai macchinoni dei politici che vengono qui la sera con la A6 (la ferramenta fa angolo con una via di famosi ristoranti) e parcheggiano sul marciapiede, ma loro niente, le multe le fanno a mio papa’, che è un pezzo di pane, un uomo buono che ha sempre rispettato l’autorità. Sai cosa gli ha detto ieri? Ha detto al vigile che si deve vergognare! Vergognare! Mio papa’ l’ha detto al vigile che gli faceva la multa. Il vigile ha detto che nel mio negozio non entrava e che se volevo discutere veniva a trovarmi domani senza divisa e senza pistola. Sai cosa ho fatto io? Sono andato vicino e nell’orecchio gli ho detto “vieni qui stasera, PORCXXXXXXXXXX!”. Io che sono una persona buona, mi vedi qui ora.

Siamo esasperati, siamo esasperati, non sappiamo più cosa fare.

Ci vuole la rivoluzione, la rivoluzione armata.

Io: ehm, secondo me la violenza non porta da nessuna parte...

Lui, cortese ma fermo: invece no, la storia ha dimostrato che quando il popolo prende i forconi le cose funzionano! Lo so che questa è apologia di reato ma credimi, non sono un terrorista (sic), sono solo esasperato e quando ci vuole ci vuole. Ma sai cosa faccio io? Io vado in un altro paese. Ho preso contatti in Thailandia, non per andare là a fare le cosacce, ma per lavorare, ho sentito 3/4 aziende che sono interessate a lavorare e se va bene mi trasferisco la’ che è un posto più umano. Prima sto là qualche mese, poi torno un mese, il negozio lo manda avanti mio papa’, poi mi trasferisco là che se guadagno anche solo 1500 euro al mese equivalenti a qua io vivo bene, e almeno sono in un bel posto più normale e più umano.

Ecco le chiavi. Sono 24 euro (caspita! e meno male che mi fai lo sconto di 0.60 EUR, NDFC).

Grazie per avermi ascoltato, conclude.

Sembrava molto più sollevato.

E ora, anche se non lo sa, sono molte di più le persone che lo hanno ascoltato.

Non lo rileggo, è uscito di getto rivedendo le foto e sentendo le parole di poco fa.
In fondo, credo che sia bello così.

Saluti felici

Felice Capretta

lunedì 8 marzo 2010

Islanda, Referendum - vince il NO. Link e commenti liberi.



Link e commenti liberi sul tema

ISLANDA, REFERENDUM - VINCE IL NO

(il tema è stato ampiamente trattato da altri siti e blog negli ultimi due giorni)

Saluti felici

Felice Capretta

sabato 6 marzo 2010

italiani, eterni secondi




Atene, Grecia. 4 Marzo 2010

Il governo approva le misure di emergenza per il salvataggio finanziario della nazione. Tagli agli aiuti pubblici.







***


Berkeley, California. 4 Marzo 2010

Il governo locale approva le misure di emergenza per il salvataggio finanziario dello stato. Tagli all'istruzione.





***

Italia, Roma. 4 Marzo 2010

Il governo approva le misure di emergenza per il salvataggio politico della fazione di maggioranza alle prossime elezioni. Tagli al diritto e sberleffo alla sovranità popolare.








(italiani, eterni secondi...)

saluti felici

Felice Capretta

venerdì 5 marzo 2010

Crisi a W e l'ondata del debito pubblico

Ieri Trichet annunciava che la ripresa è ormai ufficialmente iniziata, dando vita così ad una nuova stagione di pompose dichiarazioni.

Stamattina, City, quotidiano gratuito letto dai pendolari nelle principali città italiane, intitolava “fa a pezzi il cadavere e lo getta nel naviglio (dettagli pulp a pagina 4)”.

Le due cose non sono collegate.

Ahem.

Vediamo un po’ di news sparse per il mondo, che forse potevano occupare un po’ più di spazio a scapito del dettaglio esatto sul numero di pezzi in cui è stato segato il cadavere e sulla qualità dei sacchetti di plastica in cui ogni singolo pezzettone è stato rinchiuso.

(Già.)

Ci sono per esempio molti segnali che indicano una recessione a W (se non sapete cos'e' una recessione a U potete andare a questo nostro articolo), come accenna Nouriel Roubini dalla sua newletter RGE Monitor:


Crisi a U, crisi a W

Un’ondata di dati economici poco rassicuranti nelle ultime due settimane suggerisce che l’economia americana nel 2010 si sta dirigendo – nel migliore dei casi – verso una crisi a U. Le notizie macroeconomiche, compresi i dati sulla fiducia dei consumatori, vendite immobiliari, nuove costruzioni ed occupazione, suggeriscono il concreto rischio di una discesa anche all’anemica crescita del 2.7% che RGE aveva previsto per il primo semestre. Gli effetti positivi dello stimolo fiscale di dimensioni storiche vanno esaurendosi quest’anno e gli USA fronteggeranno nel secondo semestre un 1.5% al massimo di crescita, che sembra troppo vicino ad una recessione a W per sentirsi al sicuro.

Come ben sappiamo, tutto cio’ che ha un inizio ha una fine.

Infatti negli USA iniziano i segnali di inversione di marcia..


USA, case esistenti giu’ 7.6%

Il gruppo Realtro ha mostrato nel suo ultimo report che l'indice delle vendite di case esistenti è caduto del 7.6% in Gennaio, il punto più basso da Marzo dello scorso anno. Il dato è in forte controtendenza rispetto alle aspettative dei mercati, che prevedevano una crescita di 1 punto percentuale.

Secondo il Chief Investment Officer di Tower Bridge Advisers, Pennsylvania:

“prendiamo I dati di Gennaio e Febbraio con un pizzico di sale in zucca a causa di alcuni problemi, come il tempo atmosferico. Comunque, penso che questo ci dimostri che il mercato immobilare resterà in difficoltà per un po’”


E. sempre a proposito di casa, quest’ultima notizia ben si abbina con quest’altra di un mese e mezzo fa


USA, appartamenti vuoti al massimo da 30 anni

da Radiocor

Nel quarto trimestre il numero di appartamenti vuoti negli Stati Uniti e' cresciuto al massimo dal 1980, con una percentuale dell'8% del totale nel 2009.

Secondo la societa' di ricerca newyorkese Reis, che da trent'anni analizza le principali 79 aree americane, i proprietari di case faticano a mantenere gli inquilini e a trovarne di nuovi.

Gli affitti sono calati del 3% l'anno scorso, con i ribassi piu' sostenuti nelle zone di San Jose, in California, Seattle, San Francisco e altre citta' dove la crescita e' stata piu' rapida prima della recessione.

A New York il numero di appartamenti vuoti e' cresciuto, per il secondo trimestre consecutivo, dello 0,1%: un ribasso limitato, favorito dal fatto che circa il 60% dei condomini ha abbassato gli affitti.


Tradotto: sono proprietario e non riesco a vendere o affittare perchè i clienti non hanno soldi. Piuttosto che svendere o affittare a due lire tengo la casa vuota.


Europa, l'ondata del debito pubblico


Su questa sponda dell’atlantico non si sta meglio: i vari pacchetti di stimoli all’economia ed aiuti vari hanno avuto ben pochi effetti.

Lungi dal far ripartire l’economia, hanno semplicemente tenuto artificialmente in vita un’economia che era destinata a finire.

Ora che i pacchetti di stimolo si stanno esaurendo, iniziano ad affiorare le conseguenze, che sono forse peggiori del male.

Resta infatti una marea di liquidità artificiale destinata ad abbattere il valore del denaro.

E con essa resta una marea corrispondente di debito pubblico, che in più ora è giunto a scadenza e deve essere rifinanziato.

Già, perchè se vi è chiaro come funziona il meccanismo del debito pubblico, vi è naturalmente chiaro che, un anno dopo l’emissione, lo stato deve ripagare il debito che ha coperto con l’emissione di titoli di stato, pagarci sopra gli interessi e pagare pure i deficit.

Come un perfetto tossicodipendente, lo stato ricorre all’emissione di altri titoli di debito, peggiorando ulteriormente la sua posizione di debitore.

Per questo, a nostro avviso, il 2010 sarà l’anno dei default sovrani.

Ci ricorda il problema l’interessante articolo di wallstreetitalia:


UE, emissione “monstre” di titoli di debito

L'UE sta per far fronte a una delle piu' massicce emissioni di sempre di bond. Nel 2010 sono in scadenza $422 miliardi di titoli sovrani al netto e €940 miliardi (quasi 1 trilione) al lordo. All'Italia la fetta piu' grossa: circa il 25% del totale.

Si tratta di $422 miliardi di titoli sovrani di vari paesi da emettere al netto e di €940 miliardi (quasi 1 trilione) al lordo. Per capire le proporzioni, il netto e' 6.5 volte (+550%) piu' alto rispetto all'emissione totale di nuovi bond statali da parte dei paesi europei solo tre anni fa, nel 2007.

L'Italia (come sempre in posizione di disastrosa eccellenza NDFC) e' in testa a questa lista, con €240 miliardi di titoli da emettere nel 2010 (una cifra che ghiaccia il sangue nelle vene), seguita da Germania con 207, Francia 188, Spagna 97, tutti gli altri paesi tra 50 e 18 miliardi di bond da emettere e infine il Portogallo con 15. Come dire che l'agenda del Tesoro italiano e' piuttosto fitta quest'anno. Forse per questo il ministro Giulio Tremonti e' sparito dalla circolazione e non parla piu' in pubblico da parecchie settimane. Duecentoquaranta miliardi da raccogliere dal mercato non sono un intervento spot facile come il condono fiscale.

Detto questo, nessuno dei paesi europei e' messo peggio degli Stati Uniti, dove il debito in scadenza ha una maturita' media di 4.4 anni, cioe' 1 anno meno e piu' ravvicinato rispetto allla prima nazione (in negativo) dell'Europa, cioe' l'Olanda. (per semplicità, quando spieghiamo, parliamo sempre di scadenza a 1 anno, ma – come gli affezionati lettori hanno imparato a riconoscere – la realtà è diversa e le scadenze sono differenti. In questo caso si parla di scadenza media delle emissioni, che negli USA sono a 4.4 anni, NDFC).


E ci si preoccupava della posizione debitoria greca...

Saluti felici

Felice Capretta